Home Attualità Autonomia differenziata: Altro che fratelli meglio cugini alla lontana d’Italia

Autonomia differenziata: Altro che fratelli meglio cugini alla lontana d’Italia

Il Seggio del Popolo - Locanda

di Mauro Mazzone
Non ci crederete, ma i nostri deputati hanno lavorato di notte, senza sosta, per approvare, alle sette e quarantacinque del mattino del 19 giugno 2024, con 172 si, 99 voti contrari ed un astenuto (che ha fatto la nottata inutilmente), il disegno di legge n. 615. Un piccolo testo composto da dieci articoli che serve ad attuare l’autonomia differenziata. Con grande giubilo e compiacimento, i banchi della maggioranza, quelli a destra dell’emiciclo, hanno salutato la nascita della nuova Italia o forse la morte della vecchia. Non è ancora chiaro come sia potuto succedere, ma tra i molti sbadigli, le urla e lo sventolio di bandiere padane, venete e lombarde è stata intravista anche una bandiera della regione Calabria, sventolata dalla deputata leghista Simona Loizzo eletta al sud. Tre parlamentari di Forza Italia, Cannizzaro (coordinatore regionale del partito in Calabria e responsabile nazionale per il sud), Arruzzolo e Mangialavori non hanno votato il provvedimento ed hanno disertato l’aula, ma non perché rapiti dalle forti braccia di morfeo, bensì “per una decisione personale, esercitando la libertà di coscienza” hanno dichiarato.
(Autonomia differenziata: Altro che fratelli meglio cugini alla lontana d’Italia)

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E che c’entra la coscienza? Un’affermazione tanto nobile da tirare in ballo il valore morale delle proprie azioni, nella stessa aula in cui qualche giorno fa il deputato Donno M5S sarebbe stato picchiato dai colleghi per aver mostrato a Calderoli un tricolore, disorienta come la panna nella carbonara, come la bandiera calabrese in mezzo a quelle leghiste, quasi come Di Lorenzo alla Juventus. Bisogna capirci di più, perché troppe stranezze hanno accompagnato questa faccenda. Partiamo dalle basi. La nostra Repubblica è composta da Stato, Regioni ed Enti locali e fino a ieri le cose stavano in questo modo: alcune decisioni poteva prenderle solo lo Stato, che in alcune materie aveva competenza esclusiva, per altre materie c’era una competenza concorrente, cioè lo Stato faceva la norma quadro in cui fissa principi e limiti e le Regioni potevano legiferare nel dettaglio, in fine alcune materie sono di competenza regionale e basta.

Un altro principio base che regola i rapporti tra Stato, Regioni ed Enti locali è quello secondo cui, se si trasferiscono competenze alle regioni è necessario che si trasferiscano anche le risorse per poterle esercitare e si sa, dove ci sono i soldi per lo mezzo, nascono le litigate nelle migliori famiglie. Il sentore è che la querelle si fondi proprio su questo aspetto della vicenda e il Paese a trazione Fratelli d’Italia sta litigando proprio per questo, rendendo omaggio a Romolo e Remo, Caino e Abele, Fini e Berlusconi, Renzi e Letta e chi più ne ha più ne metta.

Le materie a competenza concorrente tra Stato e regioni sono: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.

Con questa riforma si dà attuazione al terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione il quale prevede che “alle regioni a statuto ordinario possono essere attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, spostando sostanzialmente, su richiesta delle singole regioni alcune o magari tutte le materie a potestà legislativa concorrente nel gruppo di materie di competenza esclusiva delle regioni. La logica comune rende intuibile a tutti che solo le regioni ricche potranno chiedere e gestire in autonomia materie di così grande impatto sulla vita dei cittadini e che quindi la disparità tra nord e sud del paese aumenterà a dismisura, come se non fosse già abbastanza così com’è. Questa è la ragione che ha portato larga parte dell’informazione ad soprannominare questa riforma “la secessione dei ricchi”.

Nella riforma a dire il vero sono citati i Lep, ovvero i criteri che determinano il livello di servizio minimo che deve essere garantito ai cittadini, in maniera uguale, in ogni regione d’Italia, solo che questi non sono ancora stati determinati. Sarà forse legato a questo il moto di coscienza dei tre parlamentari di FI che hanno disertato l’aula? Sarà stata forse prematura se non avventata la sfrenata manifestazione di gioia della deputata leghista calabrese?

Non lo sappiamo ancora, lo scopriremo nei prossimi giorni quando si intensificherà il flusso di giovani che partiranno dal sud per ottenere dei contratti di lavoro più vantaggiosi a parità di mansioni perché risiedere al nord darà accesso a stipendi migliori, lo scopriremo quando per curarsi le persone del sud dovranno affrontare un viaggio perché gli ospedali pubblici delle regioni ricche avranno i macchinari e quelle del sud no, lo scopriremo per ciascuna delle materie elencate, ogni volta che usciremo di casa ed avremo bisogno dello Stato, dovremo rivolgerci ai cugini ricchi, ma si sa, l’ospite dopo tre giorni puzza come il pesce. Dovremmo forse sperare che passino in fretta questi tre giorni per capire cosa è successo il 19 giugno 2024 e valutare cosa resta di questa Italia e cosa farne.

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