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Napoletani ai vertici dei Test di Medicina: la storia infinita di un pregiudizio ‘razzista’

Il Seggio del Popolo - Locanda

Di recente, il successo degli studenti meridionali, in particolare napoletani, nei test di ammissione alla facoltà di Medicina ha scatenato polemiche e sospetti da coloro che appartengono ad un’altra fetta di Paese, quella che ‘ospita’ le eccellenze meridionali come medici e come pazienti, perché al Sud non ci le stesse possibilità in quanto l’Autonomia differenziata per la sanità esiste già dalla modifica del Titolo V del 2001. La notizia che quest’anno ci siano stati ben 633 punteggi massimi (90), rispetto a uno solo l’anno precedente, ha suscitato scalpore, soprattutto perché la maggior parte di questi punteggi è stata ottenuta in università del Sud Italia come la Luigi Vanvitelli e la Federico II.

Questa situazione ha riacceso vecchi, quanto attuali, pregiudizi. Nonostante la presenza di atenei di valore storico e internazionale al Sud, come l’Università Federico II di Napoli, esiste ancora nell’opinione pubblica la convinzione che gli studenti migliori debbano provenire dal Nord. Questa percezione è radicata in un pregiudizio storico che vede il Sud come meno capace e meno competitivo.
La formula dei test di medicina è la seguente: la prima prova di ammissione alla facoltà di Medicina consiste in un test di 60 domande estratte a sorte da una banca dati di 3.500 quesiti pubblici. Questa formula dovrebbe garantire equità e trasparenza, ma il fatto che così tanti studenti abbiano ottenuto il punteggio massimo ha sollevato sospetti.

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Il dato che ha suscitato maggior clamore è stato il 300% di voti massimi in più rispetto a università come Parma o Milano. E quindi? Questo ha portato a insinuazioni, prive di prove, che alcuni candidati avrebbero utilizzato smartphone e tablet per svolgere i test, sfruttando una presunta mancanza di controlli. Tuttavia, non esistono fondamenti per tali accuse, che sembrano essere più un riflesso del solito “SputtaNapoli” che un fenomeno reale.

Le università meridionali, e in particolare quelle napoletane, hanno risposto con fermezza a queste insinuazioni. Esse rivendicano la qualità della loro formazione e la preparazione dei loro studenti. I punteggi massimi ottenuti sono il frutto di studio e dedizione ma soprattutto di tanti ostacoli da superare che al Sud sono sempre maggiori, non di imbrogli. Queste polemiche evidenziano la necessità di superare i pregiudizi storici e di riconoscere il merito degli studenti indipendentemente dalla loro provenienza geografica. Le eccellenze accademiche esistono in tutto il Paese e non devono essere sminuite da sospetti infondati. In conclusione, i successi degli studenti meridionali nei test di Medicina dovrebbero essere celebrati come una dimostrazione della qualità dell’istruzione nelle università del Sud, piuttosto che essere macchiati da insinuazioni prive di fondamento. Solo così si potrà costruire un sistema educativo veramente equo e inclusivo.

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(foto dalla sapienza di Roma)

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