Di Giuseppe Giunto
Perchè Persano? Carlo di Borbone è un appassionato di caccia e pesca e trovò tra le rive di due fiumi, il Sele e il Calore, un luogo (Serre) ricco di boschi e di selvaggina. Doveva essere suo! Un re è sempre un re!
Questo luogo si trova sulle rive del fiume Sele, al confine con i comuni di Eboli (di fronte alla frazione Fiocche) e Campagna, e vicino a quelle del Calore, che segnano il confine con Altavilla Silentina (nella frazione di Borgo Scanno) da Serre dista circa 12 km. Il re Carlo di Borbone acquista nel 1758 dal feudatario di Serre, il duca De Rossi l’intera tenuta, ma già prima dell'acquisto dei feudi di Serre e Persano, Carlo di Borbone fece costruire tra il 1752 e il 1754, il Casino Reale di Persano, la realizzazione del Casino venne affidato al progetto dell’ingegnere militare Giovanni Domenico Piana, originario di Ponna nel Ducato di Milano. Dopo aver demolito completamente il vecchio edificio, fu costruito nel 1753 un nuovo edificio, a causa di gravi dissesti statici, ma questa volta su progetto dell'architetto Luigi Vanvitelli. Il sovrano e la sua corte vi dimoravano nel periodo invernale in concomitanza con la grande caccia al cinghiale.
Il palazzo ha due piani, è di pianta quadrata con cortile centrale, negli angoli quattro vani ottagonali con interno tre scale elicoidali. All’ingresso sull’atrio l'ampio scalone di rappresentanza si avvolge in un ampio vano riccamente decorato da stucchi.
Dal perimetro dell'edificio, al pianterreno l'abside della cappella di S. Maria delle Grazie. La chiesa si amplia in due vani contigui rettangolari, coperti da cupole ellittiche che si completano in un grande abside. Le due cupole con lanternino, che coprono l'ambiente, e diviso soltanto da uno stretto arco. Nel corso degli anni la Casina ospitò i più grandi artisti e politici del Settecento e dell’Ottocento europeo: le figure più note furono lo scrittore Goethe, lo Zar di Russia, Metternich ed il pittore Jacob-Philipp Hackert, che qui concluse il ciclo pittorico delle quattro stagioni, ambientando l’inverno in un meraviglioso dipinto riproducente una scena di caccia nella tenuta reale, con vista sulla collina di Altavilla e, sull’Alburno imbiancato di neve.
Nel 1742 Carlo di Borbone avviò una selezione di cavalli per dar vita alla "razza governativa di Persano". A questo fine cominciò ad incrociare, nella Tenuta di Persano, fattrici di razza Napoletana, Siciliana, Calabrese e Pugliese con stalloni di razza orientale-turca. In un dispaccio datato 31 Dicembre 1763, Carlo ordinò l'immissione di alcuni cavalli padri provenienti dall'Andalusia al fine di migliorare la razza. Successivamente vennero introdotti anche alcuni puro sangue arabi e persiani.
Carlo volle fortemente creare questa razza incrociando stalloni turchi e andalusi con fattrici locali. L’idea era di ottenere cavalli da sella con attitudine alla caccia. Nel giro di pochi decenni il cavallo persano era presente in diverse residenze borboniche, diventando uno dei simboli del Regno di Napoli, ma questa nuova razza di cavallo concepita da un intuizione di Carlo di Borbone, la si avrà solo nel 1751, a Persano, luogo da cui prenderà il nome.
Presto la Razza assunse una rinomanza internazionale e raggiunse il suo apice tra il 1780 e il 1825, quando fu introdotta, per mezzo di riproduttori maschi (stalloni), in molte razze europee oggi di grande fama. Gli esperimenti per la costituzione dell’embrione, di quella che sarà nominata in seguito Real Razza di Persano, furono condotti nella tenuta di Carditello, già dal 1740 l’intenzione era quella di creare un allevamento e un cavallo di Stato.
Sotto il regno di Ferdinando IV, e più esattamente, nell’anno 1784, la tenuta di Carditello fu trasformata in funzione dell’eccellenza della Real Razza di Persano. Dovendo operare la selezione delle fattrici e degli stalloni in base al loro uso per la guerra, fu costruito anche un ippodromo.
La selezione avveniva attraverso le prove funzionali su cinque parametri importantissimi: la maneggiabilità, l’equilibrio mentale e il coraggio, con battute di caccia di vario genere; la resistenza con un percorso di 200 km Carditello-Persano-Carditello e la velocità, con gare da farsi nell’ippodromo incorporato nello spiazzo antistante la tenuta di Carditello. Si iniziarono, sempre a Carditello, la costruzione di un complesso di fabbriche dedicate esclusivamente ai cavalli con scuderie di 1500 cavalcature, di un ippodromo e di un piccolo Palazzo reale dal quale il Re poteva accedere direttamente alle scuderie per controllare i cavalli e emanare gli ordini per l’allevamento. Vi erano anche degli spalti da cui il pubblico poteva assistere alle corse e alle prove di bravura dei cavalli. Inoltre, il complesso di Carditello, non lontano da quello della Reggia di Caserta, si prestava alle visite delle ambascerie e delle delegazioni straniere; era un luogo dove il Re poteva mostrare quell’eccellenza equestre, le possibilità e la potenza del Regno di Napoli.
Con l’avvento dei Savoia, nel 1874 le scuderie di Persano vennero chiuse e la mandria fu venduta all’asta pubblica, quasi a voler cancellare un emblema della passata dominazione. Ancora oggi, nello stemma della Provincia di Napoli il cavallo persano è rappresentato in posizione rampante, sovrastato da una corona.
Oggi questo territorio è diventato un’oasi protetta dal WWF ed ha come simbolo la lontra. Nella sua incontaminata vegetazione, è possibile avventurarsi in escursioni all’insegna della natura o anche soltanto godere di un sano relax a pochi km dalla frenesia della vita moderna.














