Di Giuseppe Giunto
L'Osservatorio astronomico di Capodimonte fa parte dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) con sede Roma, a Capodimonte c’è la sez. di Napoli. L’INAF è il principale ente italiano per la ricerca astronomica e astrofisica. Capodimonte in collaborazione con le Università, e con le istituzioni nazionali ed internazionali, attraverso analisi di polveri cosmiche, e la costruzione di strumenti per le missioni spaziali dell'ESA e dell'ASI si occupa dello studio del Sole, e del Sistema Solare.
Ma facciamo un passo indietro….
Durante il regno di Ferdinando IV dopo tante richieste da parte dei titolari della cattedra di Astronomia e Nautica, si decise d’istituire un Osservatorio Astronomico, con decreto datato 1791 si stabilisce un primo nucleo di quello che sarà destinato allo studio delle costellazioni, si utilizzerà per questo un'ala del Palazzo dei Regi Studi (attuale Museo Archeologico Nazionale) infatti in una delle sale al primo piano si può ancora trovare una meridiana risalente a quel periodo.
Quello che oggi conosciamo come l’osservatorio Astronomico di Capodimonte fu istituito con decreto reale datato 29 gennaio 1807 durante il regno di Giuseppe Bonaparte, si scelse come sede l’antico monastero di san Gaudioso a Caponapoli, questo lo fa essere il più antico Osservatorio Astronomico d’Italia, ma la sede centrale del INAF e a Roma, “misteri d’Italia”, ma andiamo avanti. Come Direttore, si scelse l’astronomo e matematico Giuseppe Cassella, allievo di Sabatelli. Con Murat l'astronomo Federigo Zuccari chiese e ottenne dal re che si costruisse una sede dedicata solo all’osservazione Astronomica, una sede dalle dimensioni importanti, era l’8 Marzo 1812. Con una solenne cerimonia, e alla presenza del Ministro Giuseppe Zurlo, il 4 Novembre dello stesso anno, viene posata la prima pietra del nuovo osservatorio astronomico di Napoli, si scelse come luogo la collina di Miradois. La Collina chiamata così da una corruzione di voci spagnole Mira todos (guarda tutto). I lavori furono affidati all'architetto Stefano Gasse che realizzò un grandioso e monumentale edificio in stile neoclassico, il primo edificio costruito a Napoli con questo stile. I lavori furono terminati da Ferdinando I delle Due Sicilie, era il 1819. Ferdinando, dopo la parentesi francese, riprende i lavori affidando la supervisione all'astronomo Giuseppe Piazzi e all’architetto Pietro Bianchi. Era la sera del 17 dicembre 1819 quando si fece la prima osservazione dal nuovo osservatorio. L’edificio dell’osservatorio, detto della Specola, si distingue per il suo scalone monumentale, da qui si sale giungendo sulla grande facciata, in basso sei colonne sono sormontate dalla scritta “Ferdinando I” dalla terrazza superiore, le tre cupole che contengono gli strumenti geodetico-astronomici, tra cui il telescopio zenitale. Nell’atrio d’ingresso, sul soffitto l’opera dell’artista Paul Renner che riproduce il cielo stellato del 9 ottobre 1604, quando esplose la Supernova studiata da Galileo Galilei. Inoltre, sempre nell’ O.A.C si può osservare in tre minuti i nove mesi dell’evoluzione di una Supernova fino alla sua esplosione. L’osservatorio si trova al centro di un parco di oltre sei ettari, oggi mantiene la sua vocazione di centro di ricerca, ma una parte dell’osservatorio, è stato adibito a museo, dato che raccoglie una rilevante collezione di strumenti astronomici antichi e una biblioteca nella quale spicca una rara prima edizione del De revolutionibus orbium coelestium di Niccolò Copernico del 1543. Il Museo degli Strumenti Astronomici, espone diverse curiosità originali e delle fedeli copie; il metro campione, duplicato di quello di Parigi: come unità di misura della lunghezza fu scelta la quarantamilionesima parte del meridiano terrestre, misurato tra Dunkerque e Barcellona, cui fu dato il nome di metro. Fu quindi costruito il metro campione, che dal 1799 fu depositato al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi e successivamente a Sèvres; alcuni orologi originali di grande valore storico, come l’Orologio a pendolo di Barraud e l’Orologio astronomico di Chlasner, nel museo si può trovare lo specchio costruito nel 1798 dall'astronomo che scoprì il pianeta Urano, William Herschel e il telescopio di Fraunhofer. Il primo nucleo della collezione libraria dell’OAC, ebbe origine negli anni 1812-1815, contestualmente alla costruzione dell’Istituto. Nel corso di due secoli, la biblioteca ha incrementato notevolmente il proprio patrimonio librario fino a raggiungere una dotazione attuale di circa 12.000 monografie e più di 1000 riviste cartacee, per un totale di oltre 38.000 volumi, con sezioni specifiche dedicate all’astrofisica, all’esplorazione del Sistema Solare e alla strumentazione. Nel corso degli anni per effetto di importanti donazioni, il numero dei volumi si è incrementato, nel 1964 grazie all'ing. Giuseppe Cenzato, si è arrivato a 2659 volumi. Completano ed arricchiscono tale collezione 48 testate di periodici antichi, ossia testate di cui si possiedono annate anteriori al 1831 e circa 300 edite tra il 1831 e gli inizi del Novecento.
Il 16 novembre 2017 viene inaugurato il busto di Jurij Gagarin, donato da un ente russo in memoria del primo uomo ad essere stato nello spazio. Il busto si trova all'esterno del nuovo planetario, intitolato proprio a Jurij Gagarin.















