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Invalidità e accompagnamento, i diritti a rischio con la nuova riforma INPS. Intervista all’avvocato Gianluigi Falco

L'umanità deve restare sempre alla base di tutto

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Nel cuore di Napoli, nello studio legale Falco & Falco , l’avvocato Gianluigi Falco accoglie i suoi clienti con la calma e la fermezza di chi conosce bene le battaglie quotidiane di chi cerca giustizia. Professionista esperto in diritto civile, previdenziale e di famiglia, Falco ha fatto della tutela dei più deboli la sua missione: anziani, disabili, lavoratori e famiglie che ogni giorno rischiano di essere travolti da una burocrazia sempre più distante dalle persone. Oggi con lui affrontiamo un tema cruciale: la nuova riforma dell’INPS , che riguarda l’invalidità civile e l’indennità di accompagnamento. Una riforma che, tra digitalizzazione e criteri sanitari più rigidi, rischia di lasciare indietro proprio chi più ha bisogno di tutela.

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Avvocato Falco, cosa prevede concretamente la nuova riforma INPS sulle invalidità e sull’accompagnamento?

La riforma introduce due pilastri che stanno già trasformando il sistema: la digitalizzazione delle pratiche e una valutazione sanitaria più rigida da parte delle commissioni.
In teoria, la digitalizzazione nasce per velocizzare le procedure e migliorare i tempi di riconoscimento delle prestazioni. Nella pratica, però, si rischia di diventare una barriera per gli anziani e per le persone fragili che non hanno dimestichezza con gli strumenti informatici. Molti non riescono nemmeno a inviare la documentazione medica richiesta, e senza un’assistenza tecnica restano escluse dal sistema.
Dall’altra parte, la valutazione più rigida dei requisiti sanitari dovrebbe servire a evitare abusi, ma di fatto si traduce in una maggiore discrezionalità delle commissioni, che possono negare l’indennità anche in presenza di patologie gravi.

Quindi la digitalizzazione, nata per semplificare, sta diventando un ostacolo per i cittadini più fragili?

Esattamente. Doveva semplificare, ma ha complicato la vita a chi ne ha più bisogno .
Le persone anziane, che spesso sanno non hanno accesso a internet o non utilizzano una PEC, si trovano tagliate fuori. Questo processo rischia di generare una nuova forma di esclusione sociale , basata non sul reddito o sulla salute, ma sulla competenza digitale.
È un paradosso tutto italiano: lo Stato parla di modernizzazione, ma dimentica che dietro ogni numero c’è una persona, spesso sola, che non può contare su nessuno per far valere i propri diritti.

E per quanto riguarda la valutazione sanitaria più rigida, quali sono le principali criticità?

Oggi l’INPS ha dato alle commissioni mediche un margine di discrezionalità molto ampio.
Prima, ad esempio, alcune malattie gravi davano automaticamente diritto all’indennità di accompagnamento. Ora invece bisogna dimostrare quanto la patologia incide sulla vita quotidiana e sulla necessità di assistenza.
Questo approccio è pericoloso perché rischiare di escludere persone affette da Alzheimer, malattie psichiatriche o disturbi altalenanti , che pur non essendo completamente immobili hanno bisogno di una supervisione costante. È un colpo durissimo alla dignità di chi combatte ogni giorno con la malattia.

C’è però una recente sentenza della Cassazione che sembra andare in senso opposto, giusto?

Sì, la sentenza n. 28212 del 24 ottobre 2025 della Corte di Cassazione rappresenta una boccata d’ossigeno per tanti cittadini.
La Suprema Corte ha stabilito che il diritto all’indennità di accompagnamento spetta anche a chi, pur potendo camminare, deve essere costantemente supervisionato per evitare cadute o incidenti.
Questo principio di “supervisione continua” diventa finalmente riconosciuto come requisito sufficiente per ottenere l’indennità, indipendentemente dalla capacità di deambulare. È un passo avanti verso una giustizia più umana, che guarda alla persona e non solo alla diagnosi.

Avvocato, lei parla spesso di “diritti umani” e non solo di “diritti civili”. In che senso?

Io credo che la difesa dei diritti sociali e previdenziali sia una battaglia di civiltà.
Quando un anziano perde l’accompagnamento perché non riesce a fare domanda online, o quando un disabile viene escluso da una commissione troppo rigida, non parliamo solo di burocrazia: parliamo di diritti umani negati.
Il nostro compito, come avvocati e come cittadini, è restituire voce a chi non ne ha più.
Per questo, nel mio studio, parte sempre dal bisogno concreto della persona: capire, ascoltare, accompagnare. Solo così il diritto torna ad essere ciò che deve essere: uno strumento di giustizia sociale e non di esclusione.

In conclusione, cosa si può fare per evitare che la riforma INPS diventi una trappola per i più deboli?

Servire innanzitutto un sistema di supporto tecnico gratuito per gli anziani e le persone non autonome, affinché possano accedere alle piattaforme digitali.
E serve una riforma della riforma, che metta al centro la persona e non il risparmio dello Stato .
La digitalizzazione può essere utile, ma solo se accompagna, non se sostituisce l’essere umano.
L’Italia non può permettersi di diventare un Paese che “automatizza” la sofferenza. La legge deve sempre rimanere, prima di tutto, un atto d’amore verso chi ha bisogno di tutela.
gianluigi@studiolegalefalcoefalco.it
3921983706
https://www.studiolegalefalcoefalco.it/

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