In un tempo segnato da una profonda frattura tra cittadini e istituzioni, ci sono scelte che assumono un valore simbolico forte, soprattutto quando arrivano all’inizio di un mandato elettivo. È il caso di Davide d’Errico, neoeletto consigliere regionale della Campania nella lista Fico Presidente, che ha annunciato pubblicamente la rinuncia all’indennità a carattere differito, comunemente nota come vitalizio.Una decisione maturata, come lo stesso d’Errico ha raccontato in un post personale, nel giorno dell’accoglienza ufficiale dei consiglieri regionali eletti. È in quell’occasione che il giovane esponente politico ha scoperto come, nonostante l’abolizione formale dei vitalizi, resti in vigore un meccanismo che garantisce ai consiglieri regionali un’integrazione economica al compimento dei 65 anni, aggiuntiva rispetto alla normale pensione contributiva, anche dopo una sola legislatura di cinque anni.Un trattamento che d’Errico non ha esitato a definire un privilegio inaccettabile, soprattutto se rapportato alla condizione reale delle nuove generazioni. Nel suo intervento pubblico, il consigliere regionale ha richiamato con forza il disagio diffuso tra i giovani adulti: stipendi insufficienti, precarietà lavorativa, difficoltà ad accedere a un mutuo, rinvio della genitorialità, ansia costante per il futuro e una crescente sfiducia nella possibilità stessa di arrivare, un giorno, a una pensione dignitosa.La scelta di rinunciare al vitalizio nasce proprio da questa frattura generazionale. Accettare un beneficio di questo tipo, secondo d’Errico, significherebbe mettere al centro la propria sicurezza economica futura invece delle battaglie di migliaia di cittadini che vivono le stesse incertezze. Una contraddizione che, a suo giudizio, renderebbe poco credibile qualsiasi impegno politico sui temi del lavoro, della previdenza e della giustizia sociale.Giovane per età e per percorso, Davide d’Errico rivendica una politica che torni a essere coerente prima ancora che efficace. Non un gesto risolutivo, ma un atto che intende segnare una linea: il mandato elettivo come servizio e non come rendita. “Come potrei essere credibile – si chiede – se accettassi di risolvere il problema della mia pensione e non quello di tanti altri come me?”. Nel suo messaggio emerge anche una dimensione personale. Dopo l’elezione, racconta d’Errico, la frase che ha sentito ripetere più spesso è stata: “Promettici di non cambiare, rimani sempre te stesso”. Una promessa che dice di aver già affidato alla scrittura e che ora prova a onorare nei fatti. Da qui l’idea che il vero cambiamento non passi solo dalle riforme, ma dal modo in cui si esercita il potere.“Dobbiamo cambiare la politica prima di cambiare le politiche”, scrive il consigliere regionale, sintetizzando una visione che punta a ricostruire fiducia partendo dagli esempi concreti. La rinuncia al vitalizio, conclude, non è un punto di arrivo ma un inizio. Un segnale che, pur nella sua portata limitata, intende indicare una direzione diversa.In una fase storica in cui l’antipolitica cresce anche alimentata da privilegi percepiti come ingiusti, il gesto di Davide d’Errico si inserisce come un atto di discontinuità. “È ancora poco, ma cominciamo da qui”, conclude.















