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Tangenziale di Napoli: il pedaggio che non finisce mai

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Ogni aumento del pedaggio sulla Tangenziale di Napoli riapre una ferita che in città non si è mai davvero chiusa. Cinque centesimi in più possono sembrare poca cosa, ma il punto non è la cifra: è il principio. Un rincaro uguale per tutti, a prescindere dai chilometri percorsi, applicato sull’unico tratto di strada urbana a pagamento in Europa.

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Una particolarità tutta napoletana che dura da decenni, nonostante atti ufficiali e prese di posizione istituzionali che già nel 2017 ne mettevano in discussione la legittimità. Decisioni rimaste, però, sulla carta. Perché nella pratica nulla è cambiato: il pedaggio è rimasto e, anzi, è aumentato.

Nel frattempo è cambiato il gestore, è cambiata la proprietà, ma non la sostanza. Oggi la Tangenziale è sotto il controllo di una società riconducibile allo Stato, tramite Cassa Depositi e Prestiti e Ministero dell’Economia. Un dettaglio non secondario: significa che non siamo più davanti solo a una scelta aziendale, ma a una responsabilità pubblica.

La storia racconta che il pedaggio doveva servire a coprire i costi di costruzione e manutenzione, con una scadenza ben precisa. Eppure quella scadenza è passata da anni, mentre i cittadini continuano a pagare. Per muoversi in città. Per andare a lavorare. Per vivere.

Il risultato è una sensazione diffusa di ingiustizia: Napoli e il Sud trattati diversamente dal resto del Paese, come se alcune penalizzazioni fossero strutturali e accettabili. Ma non lo sono. Perché quando un’eccezione diventa permanente, non è più un caso: è una scelta politica.

E finché il tema tornerà fuori solo in occasione degli aumenti, per poi scomparire fino al prossimo rincaro, la musica resterà sempre la stessa. A pagarla, ancora una volta, saranno solo i cittadini.

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