Rubrica l’Indipendentista a cura di Stefano Bouché
Ogni anno, quando un artista napoletano domina Sanremo, si parla di “riscatto”. Ma riscatto da cosa?Napoli non è una periferia culturale che finalmente ottiene spazio. Napoli è la città che da oltre un secolo produce musica popolare, linguaggio e immaginario. La presenza napoletana a Sanremo non è una sorpresa: è una continuità. La verità è semplice. Non è Sanremo che ha dato prestigio alla canzone napoletana. È la canzone napoletana che ha dato anima a Sanremo. Ogni volta che Napoli sale su quel palco la musica torna sentimento, torna popolo, torna riconoscibile.E allora la domanda è inevitabile: perché Napoli deve continuare a cercare legittimazione altrove?Napoli un festival lo aveva già. Il Festival della Canzone Napoletana non era folklore, era industria culturale, identità, esportazione nel mondo. Da lì sono nate canzoni conosciute ovunque, molto prima dei social e delle piattaforme. Oggi la città crea artisti, pubblico e tendenze, ma non possiede più il proprio palcoscenico. Questo è il paradosso: la capitale musicale del Mediterraneo partecipa a un festival, invece di organizzarne uno.Il punto quindi non è vincere Sanremo. Il punto è rifondare il Festival della Canzone Napoletana, non come operazione nostalgica ma come evento internazionale contemporaneo, capace di parlare al Mediterraneo e al mondo.Napoli non deve chiedere spazio. Deve crearne uno.Quando Napoli crea, tutti ascoltano. Quando Napoli si limita a partecipare, tutti applaudono ma nulla cambia.È arrivato il momento di tornare protagonisti. Napoli non deve essere ospite: deve tornare casa.















