di Umberto Mezza
”La nascita del Palazzo Reale di Portici affonda le sue radici in un episodio suggestivo, tramandato dalla storiografia sulle ville vesuviane del Settecento. Secondo quanto racconta lo storico L. Santoro, fu una circostanza quasi fortuita a far scoprire alla corte borbonica la bellezza del territorio ai piedi del Vesuvio.Durante una traversata in mare, una galea reale partita da Castellammare e diretta a Napoli fu sorpresa da un improvviso peggioramento del tempo. Costretta a cercare riparo lungo la costa, l’imbarcazione approdò su una spiaggia della zona vesuviana. A bordo vi erano nobili e membri della corte che avevano organizzato una giornata di svago per assistere alla pesca del tonno. Una volta scesi a terra, la comitiva rimase colpita dal paesaggio e dalla tranquillità del luogo. Fu in quel momento che, secondo la tradizione, la giovane Amalia di Valburgo, moglie di Carlo di Borbone, pronunciò parole destinate a rimanere nella memoria:> «Levatosi improvvisamente un mare assai grosso, si vide riparare alla prossima spiaggia una reale galea che da Castellammare veleggiava per Napoli. Grande e nobile gente ne discese, che ivi era andata a diporto per godere della pesca del tonno; e sia per l’allegrezza di trovarsi fuori di pericolo, sia per la serenità ed il bell’aspetto della contrada, la più notabile donna della comitiva, è memoria che esclamasse: Che incantato luogo è mai questo! Ed oh! Come volentieri io trarrei qui molti giorni dell’anno. Il voto della giovane Amalia di Valburgo fu adempiuto dal giovane Carlo III: si fece plauso al medico Buonocore che in Corte fu di parere approvativo della salubrità dell’aire e a chi della gente di palazzo faceva notare che il luogo era pericoloso perché sottostante al Vesuvio, il devoto principe rispondeva: la Madonna e S. Gennaro ci penseranno.» (L. Santoro, “Il Palazzo Reale di Portici”, in R. Pane, Ville vesuviane del Settecento, Edizioni scientifiche italiane, 1959, pp. 193-235.)
Quel desiderio espresso quasi per caso non rimase lettera morta. Carlo di Borbone, pochi anni dopo, decise infatti di costruire proprio a Portici una delle residenze più importanti della corte borbonica. Nacque così il Palazzo Reale di Portici, destinato a diventare non solo dimora reale ma anche centro culturale e scientifico, soprattutto dopo la scoperta degli scavi di Ercolano. Il racconto tramandato da Santoro restituisce l’immagine di una Portici già allora capace di stupire: un territorio tra mare e Vesuvio che, con la sua bellezza naturale, riuscì a conquistare il cuore della regina e a influenzare una delle scelte urbanistiche più importanti del regno borbonico nel Settecento.











