di Ciro Bossis

A Napoli basta poco per accendere una polemica, ma a volte non è solo polemica: è la sensazione diffusa che chi dovrebbe rappresentare la città non colga fino in fondo la gravità di ciò che accade. È il caso delle dichiarazioni del sindaco, interpretate da molti cittadini come un atteggiamento troppo morbido nei confronti dei rapinatori protagonisti degli ultimi episodi di cronaca.In una città che ha vissuto una rapina con venticinque ostaggi, con famiglie chiuse in una banca e forze speciali costrette a intervenire, ogni parola pesa. Non è questione di schieramenti politici: è questione di responsabilità istituzionale. Quando un sindaco parla, non parla solo a nome suo. Parla a nome di chi ogni giorno prende la metro, apre un negozio, accompagna un figlio a scuola, vive la città con dignità e fatica.Molti napoletani hanno percepito quelle frasi come un segnale sbagliato: non perché si pretenda durezza a tutti i costi, ma perché la città ha bisogno di sentirsi protetta, ascoltata, compresa. In un momento in cui la criminalità torna a occupare le prime pagine, la comunicazione pubblica non può permettersi leggerezze.Napoli non è una caricatura. È una città viva, complessa, ferita e orgogliosa. E merita che chi la guida scelga le parole con la stessa cura con cui i cittadini scelgono ogni giorno di restare, di lavorare, di costruire futuro.La sicurezza non è solo un tema di ordine pubblico: è un tema di fiducia. E la fiducia si costruisce anche e soprattutto con il tono giusto.










