Come abbiamo detto nella conclusione della precedente puntata, il conte Ranieri nella sua interpellanza del dicembre 1861 affermava che in quel momento i Meridionali erano quasi assenti dai vertici dell’amministrazione statale italiana. La situazione con il tempo non cambiò, tant’è vero che il grande economista Francesco Saverio Nitti in ‘Nord e Sud’ (Roux e Viarengo), pubblicato nel 1900, denunciò il persistere di questa grave anomalia ancora alla fine del secolo. Ecco quello che scrisse: ‘Mentre l’Italia settentrionale rappresenta appena il 36,8 per cento della popolazione, ha il 52,8 per cento di tutti gli impiegati superiori. L’antico Regno delle Due Sicilie, invece, rappresenta una massa superiore, pari al 37,9 per cento, ed ha appena il 19,7 per cento di uomini nell’amministrazione centrale superiore. Per quanto riguarda i 75 prefetti, ad esempio, nel tempo da noi studiato erano 39 dell’Italia settentrionale, 15 del Mezzogiorno continentale e 3 della Sicilia. Più grave ancora è la situazione per l’esercito. Dei 149 generali in carica, 114 sono dell’Italia settentrionale, mentre l’intera Italia meridionale e la Sicilia ne danno in tutto 11.’
La situazione sarebbe cambiata a partire dai primi anni del Novecento con Giolitti, che pur essendo piemontese, raccoglieva la maggior parte di consensi dai Meridionali (che gli davano ben 150 deputati sui 250 complessivi) e cominciò a favorirli anche nei gradi più elevati della pubblica amministrazione (anche perché si fidava poco dei dirigenti e dei funzionari settentrionali, legati ai suoi principali avversari, politici e non, che avevano i loro centri di interesse nel Nord).
Ritornando all’interpellanza del conte Ranieri, ecco come continua: ‘Signori! Io non mi risolverò mai con la formula unitaria e dovrò sempre ricorrere alla formula annessionista per spiegarmi: i nostri cantieri distrutti o ridotti a poca cosa, le provvigioni dei vestiti militari in tutto tolte, o quasi, alle nostre fabbriche; la scuola politecnica scomposta o vilificata (il capitolo sulla chiusura o sul ridimensionamento degli istituti meridionali per favorire quelli settentrionali è uno dei più tristi della storia unitaria e bisogna riconoscere che i nostri parlamentari dell’epoca si battettero uniti contro questa triste deriva, ma poco potettero fare contro coloro che detenevano il reale potere politico); nel pareggiamento dei macchinisti della Marina, degradati i napoletani e innalzati i piemontesi, … e cose altre assai, che è assai meglio tacere.’
Come possiamo vedere, quindi, nel testo di Antonio Ranieri c’è la grave denuncia di un vero e proprio attacco alle nostre industrie, e più in generale alle nostre strutture, ma una denuncia simile l’abbiamo già trovata nei testi di Roberto Savarese e Francesco Proto Carafa, pubblicati nella seconda puntata.
Continuando, poi, nella sua esposizione, e temendo che il governo, controllato dai Piemontesi, intendesse trasformare Napoli in una provincia torinese, il conte espose le ragioni a difesa della sua città e tra l’altro disse: ‘La provvidenza non getta a caso un milione di uomini in una piccola cerchia qual è quella che si volge fra Portici e Mergellina. Una così grande congregazione di uomini in un posto così circoscritto e determinato è un fatto che ha le sue profonde radici nella storia di una nazione. E tutte le ordinanze, tutti i decreti e tutte le leggi della Terra, e tutte le corse, in posta o a cavallo, dei signori Ministri, non possono abolire un fatto così grande e così anticamente compiuto! … Il vostro fallacissimo principio annessionista si infrangerà contro le leggi eterne che governano il mondo morale non meno che quello fisico. Il satellite non può attirare il pianeta.’
Giunto, infine, al temine della sua interpellanza, il conte Ranieri non volle rinunziare a una nota di ironia e infatti ecco come concluse, rivolto agli uomini all’epoca al governo: ‘In politica non si cura mai con la medicina omeopatica. Non similia similibus, sed contraria contrariis curantur. Nei limiti sacrosanti della libertà e dello statuto, fate, in tutto ed in ogni cosa, esattamente il contrario di quello che avete fatto finora: ed avrete la più certa consapevolezza di fare la cosa migliore per il vostro popolo.’
Sembra incredibile: sono passati 165 anni e noi ancora potremmo rivolgere lo stesso disperato appello a quelli che governano l’Italia oggi, ma anche a quelli che governano l’Europa e le maggiori nazioni del mondo. Fate tutti esattamente il contrario di quello che avete fatto finora. Aggiungerei però: ma fatelo presto. Perché la nostra pazienza sta terminando.
QUINTA PUNTATA. I libri di Enrico Fagnano IL SUD DOPO L’UNITÀ, IL PIEMONTESISMO e I POETI DELLA NOTTE sono disponibili presso la libreria del caffè letterario ‘L’Identitario’ in Via Lucrezia d’Alagno 28, Napoli (adiacenze Archivio di Stato).
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