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Autonomia Napolitana su Tv Luna/la guerra della movida

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Di Simona Abbate

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La trasmissione di Autonomia Napolitana, ieri, si è occupata della querelle che vede contrapposti residenti da un lato, artisti di strada e commercianti dall’altro, nel Centro storico di Napoli. Nelle ultime settimane si è parlato diffusamente sui media di scontro tra categorie, anche se tale narrazione risulta ingannevole: il vero oggetto del contendere nasce dall’intenzione delle multinazionali di mettere le mani sulla città. Da qui origina un conflitto tra lobbies e una parte del popolo napoletano rappresentato da residenti, commercianti e artisti di strada.Nel racconto mainstream un’associazione di poche decine di persone, appartenenti all’alta borghesia cittadina, assurge a voce unica della totalità dei residenti del Centro storico di Napoli, contrapposta a coloro che provengono da ceti sociali più umili e che spontaneamente sono riusciti a intraprendere sul loro territorio di appartenenza. È merito di questi ultimi, infatti, se il Centro storico è diventato una meravigliosa esperienza, tra l’altro da vivere in sicurezza anche di notte: grazie alle loro iniziative gli eventi negativi che caratterizzavano queste zone sono ormai solo un lontano ricordo. Sull’altro versante, invece, l’associazione dei “notabili” partenopei, nonché voce unica del mainstream, sembra avere soltanto l’obiettivo di annientare lo spontaneismo commerciale napoletano: per quale ragione, infatti, gli Starbucks o i McDonald’s non danno fastidio ma il “localino” sì? Non si colpiscono i negozietti che vendono cianfrusaglie in luoghi strategici o gli ambulanti alla Ferrovia, lì i residenti non vengono ascoltati, ma l’artista di strada che fa bolle di sapone viene multato e non si capisce quale disturbo sonoro possa mai causare mentre vengono ignorate le paranze con i motorini a piazza Dante o a Piazza Mercato.Spopolare il Centro storico per lasciare campo libero a chi vuole speculare sulla città: questo è l’obiettivo reale da cui origina la strategia di colpire chi fa arte di strada e, in generale, chi ha la capacità di fare impresa dal basso. E mentre costoro chiedono regole certe e ragionevoli per poter continuare a lavorare e vivere la città, le risposte del Comune prevedono tasse sempre più alte, chiusure anticipate e normative più rigide per i B&B. Tutto ciò, invece di risolvere, sembra mirare a dissuadere il piccolo imprenditore lasciando campo libero alle multinazionali. Laddove città come Barcellona potrebbero fornire soluzioni ottimali già esistenti per governare con equilibrio e gestire queste problematiche, si decide piuttosto di procedere con divieti assurdi, repressione e scontri: questa in sintesi l’analisi proposta da Gigi Lista, Presidente di Autonomia Napolitana, e Ylenia Petrillo.L’avvocato Roberta Valmassoni pone, invece, l’attenzione sulla selva di regole, repressive e settoriali, che colpiscono gli esercenti: il Comune è impegnato a vietare senza regolamentare, a discapito di artisti di strada e attività commerciali. È il caso, ad esempio, dell’assurdo divieto di suonare con l’amplificatore o con percussioni in nessun luogo e a nessun orario: si assiste, così, a una politica che si sta schierando solo da una parte senza cercare soluzioni. Youri Menna e Gianmario Sanzari, artisti di strada, rivendicano l’importanza del loro lavoro e della loro presenza a Napoli, e chiedono spazi e regole affinché gli artisti si possano esprimere nella città della musica. Anziché reprimere si può regolamentare: Youri porta l’esempio di Parigi e di Melbourne, dove ha vissuto e lavorato, e dove l’amplificatore è previsto ma la polizia fa controlli con i fonometri. Anche Giammario ribadisce le stesse posizioni: non c’è volontà da parte delle istituzioni di regolamentare la situazione, al momento ci sono solo divieti. Gli unici punti di riferimento reali stanno nella solidarietà e nel sostegno reciproco tra artisti e attività commerciali. Come ci si difende da ordinanze restrittive che farneticano addirittura di “rieducazione dei Napoletani”? Urge consapevolezza, organizzazione e una rete solidale per difendersi da chi vuole prendersi la città. Tra le varie soluzioni praticabili ci sono la valorizzazione di luoghi non utilizzati, come la Casina della musica, e la delocalizzazione degli artisti di strada in zone dove ci possono essere emissioni sonore consentite: arte e musica potrebbero significare anche rinascita rispetto alla situazione attuale.Ad esempio, si potrebbero usare piazza Mercato, Piazza Municipio, il Molo Beverello e contemporaneamente veicolare i flussi turistici in strade alternative.In conclusione, Fabrizio De Lella, imprenditore e presidente del Comitato B&B Napoli, parla dell’importanza di fare rete e di come Autonomia Napolitana prenderà posizione per difendere e tutelare i cittadini napoletani anche in questa situazione. Serve l’impegno di tutti coloro che amano davvero Napoli per non spegnere la città.

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