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Abbattimenti, protesta in Piazza Municipio: Autonomia Napolitana e Associazione Popolare Casa Mia chiedono di fermare le ruspe sulle prime abitazioni

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“Le nostre case non si toccano”. È questo il messaggio che questa mattina ha accompagnato il sit-in di protesta svoltosi tra Piazza Municipio e Piazza San Giacomo, a Napoli, promosso dall’Associazione Popolare Casa Mia con il sostegno di Autonomia Napolitana e di Figli del Sud e di numerosi cittadini che contestano la politica degli abbattimenti delle abitazioni abusive.

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La manifestazione ha riunito famiglie, proprietari di prime case e cittadini che denunciano quella che definiscono una disparità di trattamento tra chi avrebbe costruito un’abitazione per necessità e le grandi operazioni di speculazione edilizia.

Nel corso dell’iniziativa è intervenuto il presidente di Autonomia Napolitana, Gigi Lista, che ha rivolto un duro attacco alle istituzioni.

“Stamattina abbiamo assistito a qualcosa di profondamente triste – ha dichiarato -: da una parte persone che stanno perdendo la propria casa, dall’altra chi esegue semplicemente degli ordini percependo uno stipendio. Nel frattempo i veri responsabili restano nei loro uffici con l’aria condizionata, mentre qualcuno continua a raccontare questa vicenda come un percorso di legalità.”

Secondo Lista, il tema non può essere affrontato senza ricordare ciò che è avvenuto negli ultimi decenni. “Per anni – sostiene – notai hanno rogato atti, le banche hanno concesso mutui, la Regione ha incassato i contributi per le domande di condono e in alcuni casi sono stati rilasciati anche provvedimenti di sanatoria. Quelle abitazioni hanno pagato IMU, utenze, hanno un numero civico, una residenza e un codice fiscale. Oggi, dopo tutto questo, si dice improvvisamente che non vanno più bene.”

Il presidente di Autonomia Napolitana punta il dito anche contro la mancata pianificazione urbanistica.

“Perché non si parte da chi aveva il dovere di redigere i piani regolatori e non lo ha fatto? Perché non si individuano prima le responsabilità politiche e tecniche di chi ha consentito che queste situazioni si trascinassero per decenni?”

Un altro passaggio dell’intervento riguarda i criteri adottati per le demolizioni. Lista richiama quanto dichiarato in passato dal procuratore Nicola Gratteri e dal sindaco Gaetano Manfredi, secondo cui gli abbattimenti avrebbero dovuto seguire un ordine di priorità partendo dagli immobili frutto di speculazione edilizia, dagli ecomostri e dai beni riconducibili alla criminalità organizzata.

“Quello che vediamo oggi – afferma – è invece l’esatto contrario. Si continua ad abbattere la prima e unica casa di famiglie, anziani, persone incensurate, cittadini che spesso hanno costruito sul proprio terreno per garantire un’abitazione ai figli o per sfuggire a mutui insostenibili e affitti sempre più elevati.”

Lista cita inoltre il caso di una donna, incensurata e in difficoltà economiche, la cui abitazione sarebbe destinataria di un provvedimento di demolizione previsto per il prossimo 15 settembre.

Nel suo intervento il presidente di Autonomia Napolitana ha poi messo a confronto la situazione campana con quella milanese.

“A Milano la politica è intervenuta per salvare decine di edifici legati a operazioni di speculazione immobiliare. In Campania, invece, non si riesce a difendere chi rischia di perdere la propria prima casa. Questa disparità di trattamento è inaccettabile.”

Al centro della manifestazione anche le rivendicazioni dell’Associazione Popolare Casa Mia, che ribadisce come molte delle abitazioni interessate dagli abbattimenti siano state costruite oltre vent’anni fa su terreni di proprietà, all’interno di aree già urbanizzate e prive, secondo l’associazione, di particolari criticità sotto il profilo della sicurezza.

L’associazione chiede che venga introdotta una distinzione netta tra le cosiddette case di necessità e la grande speculazione edilizia, sostenendo che “la legalità non può trasformarsi in una guerra contro chi ha costruito un tetto per la propria famiglia”.

Il sit-in si è concluso con un appello rivolto alle istituzioni affinché venga rivista la gestione delle demolizioni e siano rispettati i criteri annunciati negli anni, privilegiando gli interventi contro ecomostri, grandi speculazioni edilizie e immobili riconducibili alla criminalità organizzata, piuttosto che sulle prime abitazioni di famiglie in difficoltà. Secondo i promotori della protesta, la mobilitazione proseguirà anche nelle prossime settimane per mantenere alta l’attenzione sul tema del diritto alla casa e delle conseguenze sociali degli abbattimenti.

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