E’ uscito per la casa editrice La Gru il libro ‘𝐕𝐨𝐫𝐫𝐞𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨’, nel quale la critico d’arte Chiara Fici raccoglie pensieri, aforismi e brevi poesie del padre.
Ho commentato questa silloge, fatta di testi delicati e intensi allo stesso tempo, nella mia prefazione, 𝐕𝐢𝐭𝐨 𝐅𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨, che vi propongo:
‘Vito Fici fu un uomo che visse con profondo rispetto per se stesso e per gli altri, senza accettare mai compromessi e preoccupandosi sempre generosamente dei suoi colleghi, dei suoi subordinati, dei familiari e di coloro che incontrava lungo la sua strada. Aiutò sempre tutti, senza risparmiarsi e senza alcun timore per le conseguenze e per i rischi, che poteva correre.
La figlia, la duchessa Chiara Fici, nota giornalista e organizzatrice culturale, introduce il libro con il ricordo del padre, dal quale emergono affetto e ammirazione, ma più di tutto emerge la gratitudine per i suoi insegnamenti, fatti di concretezza, di attenzione alla realtà delle cose, ma anche di ideali, di aspirazioni da seguire e di piccoli o grandi sogni da realizzare.
Le poesie e i pensieri di Vito Fici, qui amorevolmente raccolti, sono attraversati da una sensibilità che si rinnova continuamente e che gli consente di entrare in sintonia con gli altri, con i loro sentimenti più profondi e con le loro sofferenze nascoste.
Nei suoi versi Vito Fici ci svela il mondo per quello che è davvero, dietro la facciata dei luoghi comuni, dei simboli, delle convenienze e delle vuote parole.
E il mondo è ricordi che sbiadiscono, un orizzonte lontano, il bisogno di respirare, il bisogno dell’aria e del sole, certamente la somma di amore e di pietà, ma è anche dolore. Ecco come dice il poeta: qui tutto mi opprime, tutto mi morde, tutto mi avvelena.
Nella vita, però, non bisogna arrendersi mai, la speranza deve essere nostra costante compagna di viaggio, e non dobbiamo fermarci mai a commiserare noi stessi. C’è un mondo intero, tutto attorno a noi, che ci aspetta.
La natura a volte è una presenza discreta, quasi appartata, a volte invece irrompe prepotente nelle poesie di Vito Fici e ne diventa incontrastata protagonista: la brezza dolcissima, il profumo dei giardini, e poi l’estate, la campagna, il canarino, l’allodola e il mare solitario.
E la natura, con i suoi impareggiabili panorami, con i suoi sorprendenti colori, con i suoi suoni e i suoi silenzi, non smetterà mai di stupirci, e non smetterà mai di parlarci, di dirci le sue verità e di darci le sue risposte.
Vito Fici è stato un marito, un padre e un dirigente dello Stato perfettamente calato nella realtà che viveva, ma è stato anche un uomo d’altri tempi, un uomo che credeva nei valori più profondi della nostra società civile e nei valori immortali dello spirito. Ecco cosa scrive: odio i cattivi che seviziano uomini o animali con torture inumane, odio quelli che rubano le cose e tolgono l’affetto per gli altri, odio i bugiardi e gli irosi, odio gli atei e i corrotti che trascinano tutto nel nulla, odio i bestemmiatori. L’onore è la poesia del dovere.
In conclusione, chi leggerà questo libro, scoprirà un poeta che ha la rara qualità di guardare con disincanto alle cose della vita e per questo sente il bisogno di gettare costantemente il suo sguardo oltre.
Questi versi sembrano ricordarcelo: il sogno mi promette non so qual novità felice, inattesa, per la sera. La vita si accelera.’













