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LE RAGIONI DEL MEZZOGIORNO. Ancora sullo stato delle carceri nel Sud dopo il 1860. Di Enrico Fagnano.

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Come abbiamo visto nella sesta puntata, lo stato delle carceri nel Mezzogiorno dopo l’Unità divenne disastroso e della questione si parlò più volte anche nel Parlamento inglese. I politici d’Oltremanica, infatti, erano consapevoli del coinvolgimento del loro governo nelle questioni italiane e si sentivano responsabili di quanto stava accadendo. Tra gli interventi dedicati alle prigioni del Sud Italia, il più completo probabilmente è stato quello tenuto alla Camera dei Comuni l’8 maggio 1863 da Lord Henry Charles George Gordon-Lennox, il quale preparò il suo discorso addirittura con un viaggio di diversi giorni nell’ex regno borbonico, a dimostrazione di quanta importanza si attribuisse nel mondo anglo-sassone alle questioni napoletane. L’autorevole rappresentante dei conservatori fece un accurato resoconto degli abusi constatati, mostrando come in Italia il nuovo potere avesse completamente annullato la libertà di stampa e come nel sud del Paese si procedesse sistematicamente ad arresti arbitrari di persone, che non venivano giudicate, e spesso neanche interrogate, per mesi o addirittura per anni.
Il parlamentare si soffermò, però, in particolare sulle condizioni delle carceri, sovraffollate oltre ogni immaginazione. Ecco a questo proposito, tra l’altro, cosa disse: ‘I fatti, che sto per narrare, sono avvenuti sotto i miei occhi; impegno il mio onore sulla loro verità e sul fatto che non ne farò alcuna esagerazione. Vorrei ricordare che quando visitai Napoli per la prima volta, dopo la formazione del regno d’Italia, ero un ardente sostenitore di re Vittorio Emanuele. Dopo aver visitato la prigione di Santa Maria, scrissi la seguente protesta sul registro dei visitatori, dopo aver riconosciuto l’estrema cortesia del direttore: alcuni prigionieri sono detenuti da mesi senza processo e, a quanto hanno assicurato, non sono mai nemmeno stati interrogati dalle autorità sulle cause della loro carcerazione.
La quarta prigione che visitati fu quella di Salerno. Il direttore fu estremamente. cortese e, saputo dello scopo della mia visita, mi diede il benvenuto, augurandosi potesse arrecare qualche conseguenza positiva. Soggiunse che era costretto in quel momento a tenere 1359 prigionieri in un carcere che poteva ospitarne 650: tale affollamento aveva provocato un’epidemia di tifo che aveva ucciso anche un medico e una guardia. Tra i prigionieri della prima cella si contavano otto o nove sacerdoti e quattordici cattolici laici, tutti sospetti oppositori del governo, e reclusi con quattro o cinque criminali incalliti.
Nella cella successiva c’erano altri 157 detenuti, la maggior parte dei quali senza processo. Vivevano lì tutto il giorno, lì dormivano, e tranne una breve passeggiata in un cortile ridottissimo, questi disgraziati passavano la loro vita in qual luogo, senza sapere perché ci erano finiti.
Taluni non avevano giacche, scarpe, calze, nulla, se non una vecchia giubba e uno straccio che faceva loro da camicia. Era una vista pietosa, il fetore terribile, e a questa assemblea devo ricordare che era il freddo mese di gennaio; cosa ne è di loro adesso? Non oso pensarlo. Il cibo che si consegna loro non sarebbe stato dato nemmeno al bestiame in Inghilterra. Lanciai sul pavimento un pezzo del loro pane e lo calpestai: era così duro che non riuscii né a frantumarlo, né a schiacciarlo.
Nell’ultima prigione di Nisida vi trovai il conte De Christen, Il Caracciolo e il De Luca, che per quanto ne so erano stati giustamente condannati per cospirazione contro il governo. Il conte De Christen mi fece cenno di accostarmi e disse: ‘Signore apprezzo i vostri sentimenti. Avete pietà di me. Non compatitemi, ma riservate la vostra pietà per coloro, che degradano il nome della libertà adottando sistemi come quello di cui io sono vittima.’
Il De Luca era incatenato, con una catena pesantissima, a un brigante condannato per rapina e omicidio. Era il De Luca un gentiluomo italiano che aveva avuto il torto di professare idee diverse da quelle del suo governo e il cui delitto era di aver cospirato contro di esso; ebbene era incatenato col più comune delinquente! Ora, contro simili sistemi, io devo protestare. Non mi importa se fatti così tenebrosi siano avvenuti sotto lo pseudo-liberalismo di un Vittorio Emanuele. Quella che si chiama Italia unita deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto dell’Inghilterra, più che a Garibaldi e alle armate francesi. Perciò in nome dell’Inghilterra io devo denunciare tali barbare atrocità e protesto contro il fatto che ciò venga commesso sotto l’egida della libera Inghilterra, e non è ammissibile contestare che in questo modo il Regno Unito
abbia prostituito la propria politica estera.’
Il lungo discorso di Lord Gordon-Lennox, che divenne un vero e proprio atto di accusa nei confronti del regime sabaudo, fu pubblicato in Italia da numerosi giornali, che successivamente furono tutti sequestrati, a volte anche con la distruzione delle attrezzature per la stampa, come lo stesso deputato di Sua Maestà riportò scrupolosamente nei propri appunti.


TREDICESIMA PUNTATA. I libri di Enrico Fagnano IL SUD DOPO L’UNITÀ, IL PIEMONTESISMO e I POETI DELLA NOTTE sono disponibili presso la libreria del caffè letterario ‘L’Identitario’ in Via Lucrezia d’Alagno 28, Napoli (adiacenze Archivio di Stato).

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