NAPOLI – La cultura e la poesia hanno il potere straordinario di valicare qualsiasi confine, abbattendo anche i muri più alti e invalicabili. Si è svolto in un clima di profonda e intensa commozione l’incontro che ha visto protagonista lo scrittore e poeta Antonio Farina, il quale ha presentato la sua silloge poetica ‘E Vvie ‘e ll’ammore all’interno del Centro Penitenziario “Pasquale Mandato” di Napoli Secondigliano.L’evento, reso possibile grazie alla sensibilità della Direzione, è stato fortemente voluto dall’Area Trattamentale dell’Istituto – coordinata dal Dott. Bruno Boccuni e dalle educatrici del reparto. L’incontro è stato introdotto e moderato dalla Dott.ssa Fabiana Esposito – psicologa e criminologa del carcere – e ha visto la partecipazione anche del Garante dei detenuti, Samuele Ciambriello, la cui presenza ha confermato l’importanza dei diritti culturali e umani all’interno degli istituti penitenziari. L’incontro ha preso vita all’interno del Teatro del reparto Mediterraneo, unendo in un unico abbraccio emotivo i detenuti del reparto stesso e le donne del reparto Egeo. Un progetto culturale e pedagogico nato per offrire ai ristretti non un semplice momento di evasione, ma uno spazio intimo di riflessione, riconoscimento e umanità, pienamente in linea con le finalità rieducative della pena.Ciò che ha reso la giornata indimenticabile è stata la straordinaria risposta della platea. Dopo un iniziale e naturale momento di smarrimento, i versi scritti interamente in lingua napoletana hanno iniziato a fare breccia nel vissuto dei partecipanti. La lingua madre, spogliata da qualsiasi barriera accademica, si è trasformata nel veicolo perfetto per risvegliare la memoria emotiva: i detenuti stessi hanno iniziato a chiedere all’autore di declamare componimenti specifici, indicando pagine e titoli capaci di richiamare alla mente i vecchi amori, il volto della mamma e gli affetti più cari sottratti dalla distanza e dal tempo della detenzione.Particolarmente degno di nota è stato l’interesse e la partecipazione attiva manifestata dalla platea, capace di lasciarsi attraversare da un’onda di autentica commozione.L’iniziativa ha dimostrato come la parola poetica, quando incontra la fragilità e il bisogno di verità, sappia restituire dignità e speranza. Un ponte teso tra il dentro e il fuori, dove l’amore cantato da Farina si è fatto specchio di un’umanità che, grazie all’impegno congiunto di autorità, garanti, operatori ed educatori, non smette di cercare la luce.















