L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità di milioni di persone. Suggerisce cosa acquistare, quali contenuti leggere, quali film guardare e, sempre più spesso, influenza le decisioni che prendiamo. Ma cosa accadrebbe se un algoritmo fosse in grado di orientare il destino dell’intera umanità?
Da questa domanda prende vita “L’Algoritmo che governa i destini”, il nuovo romanzo di Rosario Di Leva, manager IT per una multinazionale specializzata in consulenza strategica e trasformazione digitale. Dopo aver vissuto tra Napoli, Roma e Dublino e aver maturato una lunga esperienza nel settore tecnologico internazionale, Di Leva mette la propria conoscenza del mondo digitale al servizio della narrativa, dando vita a un techno-thriller che unisce suspense, innovazione e riflessione etica.
Fin dalle prime pagine il romanzo coinvolge il lettore con una trama incalzante, ma il suo vero punto di forza è la capacità di affrontare temi estremamente attuali senza cadere nei luoghi comuni della fantascienza. La tecnologia, infatti, non viene dipinta come un nemico, bensì come uno strumento che amplifica le scelte dell’uomo, lasciando al lettore interrogativi destinati ad accompagnarlo anche dopo aver chiuso il libro. Abbiamo intervistato l’autore.
Da dove nasce l’idea di immaginare un’intelligenza artificiale capace di influenzare il destino dell’umanità?
«L’idea nasce da una constatazione molto semplice: gli algoritmi influenzano già oggi le nostre vite molto più di quanto immaginiamo. Decidono cosa leggiamo, cosa guardiamo e quali contenuti ci vengono suggeriti. Mi sono chiesto quale potesse essere il passo successivo. Non ho immaginato una macchina malvagia, ma un’intelligenza artificiale capace di migliorare il mondo, prevenire errori e ridurre la sofferenza. Molti definiscono il libro fantascienza, ma io rispondo sempre con una domanda: siamo davvero sicuri che lo sia? Molte delle tecnologie raccontate nel romanzo esistono già.»
Nel libro la tecnologia appare al tempo stesso una speranza e una minaccia. Qual è il messaggio che desidera lasciare ai lettori?
«La tecnologia non è né buona né cattiva. È uno strumento che amplifica le intenzioni di chi la crea e la utilizza. Ho voluto evitare il classico conflitto tra uomo e macchina. La vera domanda è un’altra: se una macchina fosse davvero in grado di prendere decisioni migliori delle nostre, saremmo disposti a lasciarle il controllo? L’intelligenza artificiale può aiutarci a costruire un mondo migliore, ma non potrà mai sostituire la responsabilità e il giudizio umano.»
Quanto c’è della società contemporanea nelle vicende raccontate?
«Moltissimo. Anche se è un romanzo, parla soprattutto del presente. Viviamo già circondati da sistemi che raccolgono dati, elaborano previsioni e prendono decisioni automatizzate. Ho semplicemente spinto questa realtà qualche passo più avanti. Le domande che affrontano i protagonisti sono le stesse che dovremmo porci ogni giorno: quanto controllo siamo disposti a cedere in cambio di maggiore sicurezza, efficienza e comodità? E chi decide davvero quale sia il bene comune?»
Da professionista della tecnologia, quali aspetti reali dell’intelligenza artificiale ha voluto inserire nella storia?
«Ho cercato di costruire una tecnologia credibile e plausibile. Nel romanzo trovano spazio machine learning, reti neurali, cybersecurity, sistemi predittivi e infrastrutture digitali interconnesse. Anche gli scenari raccontati, dagli ospedali alle reti energetiche, sono ambienti nei quali l’intelligenza artificiale sta già assumendo un ruolo importante. Volevo che il lettore percepisse che la storia non appartiene a un futuro lontano, ma a qualcosa che è già iniziato.»
Perché leggere “L’Algoritmo che governa i destini”?
«Perché è una storia sul prezzo della perfezione. Nel romanzo un’intelligenza artificiale sembra capace di rendere il mondo un posto migliore, prevenendo incidenti, evitando errori e riducendo la sofferenza. Ma ogni miglioramento comporta un sacrificio. Il vero interrogativo non è se l’intelligenza artificiale cambierà il mondo: il punto è capire se saremo ancora noi a decidere quale mondo vogliamo costruire.»
“La recensione Identitaria”
Con “L’Algoritmo che governa i destini”, Rosario Di Leva dimostra come sia possibile raccontare l’innovazione senza trasformarla in un semplice esercizio di fantasia. La competenza maturata nel settore tecnologico rende credibili gli scenari descritti, mentre la scrittura, scorrevole e coinvolgente, accompagna il lettore in una storia ricca di suspense.
Il romanzo riesce a coniugare il ritmo del thriller con interrogativi filosofici e morali che riguardano ciascuno di noi. Libertà, controllo, progresso, responsabilità e potere diventano i veri protagonisti della narrazione, in un equilibrio che rende il libro interessante sia per gli appassionati del genere sia per chi desidera comprendere meglio le trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta già producendo nella società.
Più che offrire risposte, “L’Algoritmo che governa i destini” invita il lettore a porsi le domande giuste. Ed è forse proprio questa la qualità più preziosa del romanzo: raccontare un futuro che, in fondo, è già iniziato.














