Rubrica Sportiva a cura di Cosimo Benigni
Ieri sera alla prima in casa al Maradona il Napoli sbatte in faccia non solo al Como di Fabregas ma anche in faccia alla cruda realtà.
Questa realtà ci racconta che inanzitutto il Como è una squadra superiore a noi, per proposta tattica, per intensità, per qualità tecniche.
Il Napoli è una squadra la cui spina dorsale formata da quei ragazzi che ci hanno condotto agli straordinari successi degli ultimi anni, è in là con gli anni.
Il Napoli un po’ costretto dalle norme UEFA, un po’ per scelta societaria non ha fatto mercato quest’anno e la squadra è assemblata senza una precisa idea tattica.
Per tutti questi motivi dobbiamo iniziare a fare i conti con l’idea che non sarà un campionato facile, arrivare tra le prime quattro non sarà affatto scontato.
Il Napoli non perdeva la prima all’esordio in casa dal 2007.
Per ritrovare l’ultima sconfitta all’esordio casalingo degli azzurri dobbiamo tornare con la mente ed i ricordi a quasi vent’anni fa, quando il Napoli di Edy Reja alla prima in Seria A dopo gli anni dell’inferno della Serie C e quello di purgatorio della Serie B, incontrò il Cagliari che si impose in quello che allora era il San Paolo per due reti a zero.
Ricordo bene il caldo infernale di quella giornata, in curva si soffriva l’afa proprio come ieri sera.
Appena riempite le due Curve i ragazzi dei gruppi ci tengono a ricordare ad uno smemorato ADL chi è il vero custode del sentimento partenopeo, dopo la “butade” degli ultimi giorni in cui è venuto a galla che quel buontempone di Aurelio avrebbe avanzato richiesta al Prefetto di vietare l’esposizione degli striscioni allo stadio, richiesta rispedita al mittente dagli organi preposti, che però ha comunque ed inevitabilmente inasprito il clima tra la piazza partenopea e la società. Piove sempre sul bagnato.
Il campo ieri ha parlato chiaro fin da subito, con il Como che nei primi cinque minuti non ha letteralmente fatto sfiorare il pallone agli azzurri.
Il vantaggio ospite: al 17′ il Como sblocca la partita con Martin Baturina, che capitalizza al meglio un’azione personale di Assane Diao che ha lasciato il posto un Immobile Olivera.
La risposta azzurra: al 30′ arriva il pareggio del Napoli grazie a Rasmus Højlund, abile a girarsi al limite dell’area e a battere il portiere avversario con un preciso sinistro, mettendo a segno un gol che a molti ha ricordato Higuain.
Il sigillo finale: la gioia dei padroni di casa dura solo quattro minuti; al 34′ un pasticcio in fase di costruzione, con Anguissa che fa un retropassaggio da suicidio a Rrahmani che avrebbe dovuto spazzare via quel pallone pericoloso mandandolo oltre gli spalti in direzione Procida ed invece lascia che la palla arrivi docile in aria di rigore sui piedi di Douvikas lasciato solo da Rafa Marin del quale ancora non si hanno notizie, così l’attaccante greco pone il sigillo finale sulla partita.
Nella ripresa, la formazione di casa guidata da Massimiliano Allegri ha tentato il forcing inserendo anche forze fresche dalla panchina, Kevin De Bruyne, Alisson, Spinazzola, Lucca ed infine Neres.
La squadra di Cesc Fàbregas ha però retto bene l’urto difensivo, blindando la prima vittoria stagionale.
Al 95′ è stato inoltre annullato dal VAR un gol a Stanislav Lobotka per una posizione irregolare.
Ma a preoccupare più del risultato è il fatto che il Napoli sia apparso come una squadra lenta, appesantita, senza idee che non riesce a cambiare ritmo, che soffre l’intensità degli avversari.
Il Napoli ieri non ha mai dato la sensazione di poter ribaltare la partita.
Noi possiamo solo aggrapparci alla speranza che l’allenatore riesca a portare quel qualcosa in più, questa non è una squadra che può navigare con il pilota automatico, dobbiamo sperare che Allegri riesca ad incidere su questa rosa come mai è riuscito nella sua carriera, non sarà facile per il Mister portare la nave in porto, un po’ perché questo mare è in tempesta un po’ perché lo scafo della nave inizia ad imbarcare acqua.
Cari tifosi, prepariamoci alla tempesta.
Forza Napoli.














