PORTICI – Gli Infioratori di Portici prenderanno parte alla XXXI edizione dell’Infiorata di Casatori, in programma dal 18 al 20 settembre 2026 a San Valentino Torio, in provincia di Salerno. Per l’occasione realizzeranno un tappeto floreale dal titolo “Oltre la crepa”, ideato per richiamare l’attenzione sulla fragilità della Terra e sulla responsabilità dell’uomo nella difesa dell’ambiente.

Il bozzetto presenta al centro un grande occhio umano, incastonato in una superficie gialla attraversata da profonde spaccature, simile a un terreno inaridito o a una crosta terrestre ormai prossima a frantumarsi. Nella pupilla appare riflessa la figura di San Francesco d’Assisi mentre stringe tra le mani il mondo: un’immagine che unisce spiritualità, consapevolezza ecologica e speranza.
L’occhio rappresenta il modo in cui l’umanità osserva il pianeta e sceglie di rapportarsi alle emergenze ambientali. Il globo affidato alle mani del Santo sottolinea, invece, il dovere di custodire la Terra, mentre le crepe denunciano le ferite prodotte dall’inquinamento, dall’incuria e dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali.
«Con Oltre la crepa vogliamo invitare le persone a non fermarsi alla superficie delle ferite del nostro tempo, ma a guardare oltre, riscoprendo il valore della cura e la responsabilità che ciascuno possiede verso il pianeta», è il messaggio affidato dal maestro Angelo Di Napoli all’opera degli Infioratori di Portici.
Il lavoro si inserisce pienamente nel tema scelto per l’edizione 2026 della manifestazione, “Lasciarsi toccare dall’Amore”, ispirato all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Attraverso i tradizionali tappeti floreali, l’Infiorata celebrerà la testimonianza di fede del Santo, il suo amore per il creato e la capacità di guardare ogni essere vivente come parte di un’unica comunità.
Con la partecipazione alla manifestazione di Casatori, gli Infioratori di Portici porteranno ancora una volta fuori dai confini cittadini un’arte fatta di colori, fiori e materiali naturali, trasformandola in uno strumento capace di raccontare le inquietudini del presente e, al tempo stesso, indicare una possibilità di rinascita. Perché anche da una crepa può nascere uno sguardo nuovo sul mondo.















