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Caro carburante, il Sud agricolo scende in strada: trattori in protesta dalla Sicilia alla Calabria

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Costi di produzione ormai insostenibili, aziende in difficoltà e prodotti sempre più cari. Gli agricoltori chiedono interventi concreti: «Non riusciamo più ad andare avanti».

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Il caro carburante riporta i trattori sulle strade del Sud. Dalla Sicilia alla Calabria, gli agricoltori hanno avviato una mobilitazione per denunciare l’aumento dei costi che sta mettendo in ginocchio numerose aziende e rischia di riflettersi ulteriormente sui prezzi pagati dai consumatori.In Sicilia, una trentina di mezzi agricoli dell’associazione Agrisat hanno raggiunto la strada statale Palermo-Agrigento, bloccando la circolazione nei pressi dello svincolo di Bolognetta. Un altro presidio è stato organizzato a Ponte Olivo, lungo la statale 117 bis Gela-Catania, con la partecipazione degli agricoltori provenienti da Gela, Niscemi e Butera.Al centro della protesta c’è soprattutto il prezzo del gasolio agricolo, arrivato a circa 1,70 euro al litro, mentre in passato si attestava tra i 70 e gli 80 centesimi. Secondo Franco Calderone, presidente di Agrisat, per alimentare un trattore e affrontare una giornata di lavoro nei campi possono servire fino a 300 euro. Una riduzione di pochi centesimi, dunque, non sarebbe sufficiente a garantire la sopravvivenza delle imprese.L’aumento dei costi non resta confinato nei bilanci delle aziende, ma arriva inevitabilmente sulle tavole delle famiglie. Quando coltivare, raccogliere e trasportare costa di più, anche il prezzo finale dei prodotti cresce. Il rischio denunciato dagli agricoltori è quello di rendere sempre meno conveniente la produzione locale, favorendo l’abbandono dei terreni e una maggiore dipendenza dalle importazioni.La mobilitazione ha coinvolto anche la Calabria. Trattori e manifestanti si sono ritrovati a Passovecchio, nel Crotonese, e nei pressi degli svincoli di Firmo-Sibari, Rosarno e Pizzo, dove la statale 18 è stata temporaneamente bloccata. Le forze dell’ordine hanno presidiato le zone interessate, mentre si sono registrati disagi alla circolazione.Le rivendicazioni non riguardano soltanto il carburante. Gli agricoltori chiedono una maggiore tutela dei prodotti italiani, prezzi più equi riconosciuti ai produttori, misure contro la vendita sottocosto e interventi per contenere i danni provocati dalla fauna selvatica. Contestano, inoltre, l’ingresso di merci provenienti da Paesi nei quali non sarebbero applicati gli stessi standard richiesti alle aziende italiane.Una protesta che nasce nelle campagne, ma riguarda l’intera società. Se produrre nel Mezzogiorno diventa economicamente impossibile, a essere colpiti non sono soltanto gli agricoltori: si indeboliscono le economie locali, aumentano i prezzi e si perde una parte fondamentale dell’identità produttiva e alimentare dei nostri territori.La mobilitazione calabrese dovrebbe proseguire con un presidio permanente sulla statale 106 Jonica, a Davoli Marina, mentre per il 10 ottobre è annunciata una manifestazione nazionale a Cosenza. Dai campi arriva quindi un messaggio preciso alle istituzioni: senza interventi strutturali, il rischio è che sempre più aziende siano costrette a fermarsi e che intere aree agricole del Sud vengano progressivamente abbandonate.

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