Home Attualità Il Castello Matinale: la fortezza dimenticata che domina la Valle di Suessola

Il Castello Matinale: la fortezza dimenticata che domina la Valle di Suessola

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Rubrica l’Indipendentista a cura di Giuseppe Giunto

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Chi percorre le strade che attraversano la Valle di Suessola da Nola a San Felice a Cancello, dall’autostrada Caserta Salerno alla Nola Villa Literno difficilmente può ignorare quella sagoma solitaria che svetta sulla montagna. È il Castello Matinale, o Castello di Rudovaco, una rovina affascinante che da secoli osserva il territorio dall’alto dei suoi 212 metri.
Oggi appare come un rudere, ma la sua storia attraversa Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, briganti e perfino gli eserciti alleati della Seconda guerra mondiale. Una stratificazione che ne fa uno dei luoghi più ricchi e meno conosciuti della Campania. La prima fortificazione risale al IX secolo, opera del re longobardo Rudovaco, dal quale la rocca prese il nome. Alla sua morte, intorno all’839, il castello fu donato al conte di Acerra Cullezio. Secoli dopo, il castello tornò al centro della politica sveva: Cullezio lo ricevette nuovamente come dono di nozze con Margherita di Svevia, figlia illegittima dell’imperatore Federico II.
La dote della principessa comprendeva l’intero feudo di Suessola, e dunque anche Cancello. Per questo il Castello Matinale rientra tra i “Castelli Federiciani”, le fortezze strategiche che Federico II disseminò nei punti chiave del suo impero.
Nel corso dei secoli la rocca fu restaurata più volte: dal normanno Ramperto, dai conti Mattaloni, e infine da Tommaso II d’Aquino, che la ricostruì secondo il modello normanno/svevo, con pianta quadrata e torri massicce agli angoli.
Il conte Cullezio tentò persino di collegare il castello al casale di Cancello con una galleria sotterranea. L’opera però franò, causando il crollo dell’ala occidentale. Cullezio non poté rimediare: morì nella battaglia di Sclavi.
Nel tempo il castello ospitò figure di rilievo: Guglielmo il Malo, Manfredi di Svevia, i duchi di Rebursa, re Ladislao I e, in epoca aragonese, i Carafa.
Dal XV secolo la fortezza perse la funzione militare: divenne prima osteria, poi chiesa, forse dedicata a San Tommaso d’Aquino. Nel 1799 il generale francese Championnet vi stabilì il suo quartier generale.
Dopo il 1861, con l’arrivo dei Savoia, il castello divenne rifugio di briganti: celebre il caso del temuto Mucusiello, che ne fece il suo regno personale.


Durante la Seconda guerra mondiale, nel 1943, la posizione dominante tornò utile: il castello fu sede dei comandi della Quinta e della Settima Armata alleata.
Agli inizi del Novecento la proprietà passò dai principi D’Aquino di Caramanico al barone Giovanni Barracco. Oggi il Castello Matinale è una rovina silenziosa, ma ancora capace di raccontare la storia di un territorio che fu crocevia di potere, guerre e culture. Il portale ogivale in calcare bianco è ancora intatto, così come le cinque torri quadrate; una di esse conserva un raro affresco in stile pompeiano, testimonianza del gusto settecentesco nato dopo le scoperte di Ercolano e Pompei.
La sua presenza solitaria continua a dominare la valle, ricordando che la storia non sempre vive nei musei: a volte resiste sulle montagne, in pietre che nessuno guarda più.

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