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Napoli saluta il suo Natale: l’8 gennaio si smonta la Natività a grandezza naturale di piazza Municipio

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Con l’arrivo dell’8 gennaio si chiude ufficialmente il Natale napoletano e con esso una delle immagini più potenti che hanno accompagnato le festività: la Natività a grandezza naturale allestita in piazza Municipio. Un’opera che, per oltre un mese, ha trasformato uno degli spazi simbolo della città in un luogo di raccoglimento, bellezza e identità condivisa. Non una semplice installazione natalizia, ma una vera e propria dichiarazione culturale. La Natività, realizzata secondo i canoni della grande tradizione presepiale settecentesca, ha riportato al centro della città il linguaggio autentico dell’artigianato napoletano: figure a grandezza naturale con anima impagliata, teste, mani e piedi in legno, occhi in vetro e abiti sartoriali confezionati a mano. Ogni dettaglio ha raccontato una storia di sapere tramandato, di manualità, di arte che nasce dal lavoro paziente delle mani.

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Il progetto, promosso dal Comune di Napoli ha visto una collaborazione ampia e significativa tra diverse realtà artigiane cittadine. Gli artisti di San Gregorio Armeno, sarti dell’associazione Le Mani di Napoli hanno curato le vestiture della Sacra Famiglia, mentre i maestri ceramisti hanno realizzato anfore ed elementi scenografici, insieme ai doni firmati dagli artigiani del Borgo Orefici, in dialogo con l’Istituto Palizzi. Una filiera tutta napoletana, capace di dimostrare come tradizione e cooperazione possano ancora produrre bellezza condivisa. La scelta di collocare la Natività al centro di piazza Municipio non è stata casuale. Tra Palazzo San Giacomo, il Maschio Angioino e il porto, con il Vesuvio sullo sfondo, l’opera si è posta come baricentro simbolico della città: un punto di incontro tra storia, istituzioni, mare e popolo. In quel luogo di passaggio continuo, la Sacra Famiglia ha imposto un tempo diverso, più lento, invitando cittadini e visitatori a fermarsi, osservare, riflettere.

Durante le settimane natalizie, migliaia di persone hanno attraversato la piazza, sostando davanti alla grande scarabattola in legno e vetro che permetteva una fruizione completa dell’opera da ogni lato. Turisti, famiglie, scolaresche e semplici passanti hanno riconosciuto in quella Natività non solo un simbolo religioso, ma un segno identitario profondo, capace di raccontare Napoli senza retorica. Lo smontaggio previsto per l’8 gennaio segna la conclusione di questo percorso, ma non ne cancella il valore. Al contrario, lascia una traccia importante: la consapevolezza che il presepe napoletano, quando viene rispettato nella sua autenticità, può ancora parlare al presente, diventare attrattore culturale e strumento di racconto della città.

Il Natale a Napoli si chiude così, senza clamori, ma con un’immagine che resta impressa: quella di una città che, anche nel cuore dei suoi spazi più istituzionali, sceglie di raccontarsi attraverso la propria anima artigiana. E che, ancora una volta, affida alla bellezza il compito di unire passato e futuro.

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