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La grazia

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Recensione a cura di Mattia Ranieri Tenti
Un Presidente della Repubblica italiana, nel cosiddetto periodo del “semestre bianco” a fine mandato, è soggiogato dai dubbi su due richieste di grazia e sulla firma di una nuova legge sull’eutanasia. Mariano De Santis, interpretato da uno straordinario Toni Servillo, qui alla settima collaborazione con il regista, riesce a rendere perfettamente l’idea dell’autorevolezza, risultando da subito credibile come cittadino dello Stato.

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Da non dimenticare che nel ruolo della figlia, Dorotea De Santis, anch’ella giurista come il padre, l’attrice Anna Ferzetti, oltre a regalare forse la migliore interpretazione dell’opera in questione, è proprio lei a infondere nel padre il bisogno del progresso, suggerendogli di firmare la legge sull’eutanasia.

Uno degli aspetti che colpisce sin da subito è che, sebbene Sorrentino abbia sempre dimostrato la giusta attitudine nel mettere a fuoco l’uomo politico — dapprima con “Il Divo” e con il più recente “Loro” — forse è la prima volta che mette in scena il dubbio in questo modo.

Mariano De Santis è alla ricerca continua di una verità che lo corrode da quarant’anni e del perpetuo dubbio verso la legge, verso ciò che definiamo giusto. Va spesso a colloquio con il Papa, rappresentato dal regista come di colore, ma quello che dovrebbe essere sinonimo di progresso viene presentato come il più tradizionalista possibile.

Il protagonista viene soprannominato “cemento armato” proprio per la sua serietà. L’opera mette in scena il continuo attaccamento al passato per riconoscersi e, al contempo, uno sguardo al futuro per continuare a vivere.

Oggi più che mai le masse, per trovare soddisfazione nell’esistenza, hanno bisogno di certezze ed è proprio per questo motivo che l’incongruenza fa da padrona, poiché molte persone non si mettono in discussione, si lasciano come meglio possono e offrire agli altri una sola verità, la loro, completa e pura.

Il messaggio fondamentale è che è possibile vivere alimentandosi del dubbio, quasi come se la vita non potesse prescindere da esso. Il cambiamento del Bel Paese e del mondo avviene quando si affronta la verità e la destabilizzazione che ne discende. Perché anche quando una legge sembra intoccabile, il progresso è sempre un buon motivo per metterla in discussione.

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