Home Rubriche settimanali L'Indignato a cura di Giuseppe Giunto Restare al Sud, tornare al Sud: la sfida concreta dei giovani

Restare al Sud, tornare al Sud: la sfida concreta dei giovani

BCC
BCC

A cura di Giuseppe Giunto

Pubblicità
Monaco Energia - luce gas servizi
Giovani, lavoro e futuro nel Sud

Restare al Sud non dovrebbe essere un atto eroico. Tornare al Sud non dovrebbe sembrare una scommessa impossibile. Eppure, per molti giovani, la scelta di costruire qui la propria vita continua a essere complicata. Non per mancanza di amore verso la propria terra, ma per ragioni molto concrete: lavoro, servizi, salari, collegamenti, fiducia, possibilità di crescita.

Il primo dovere, quando si parla di giovani meridionali, è evitare la retorica. Non basta dire “restare” se poi non si creano condizioni vere. Non basta celebrare chi torna se poi viene lasciato solo davanti a burocrazia, costi, ritardi e isolamento. L'attaccamento alla propria terra è una forza importante, ma non può sostituire politiche serie e opportunità reali.

Allo stesso tempo, sarebbe sbagliato raccontare il Sud soltanto come luogo da cui fuggire. In molte città e in molti paesi stanno nascendo esperienze interessanti: piccole imprese, studi professionali, attività culturali, progetti agricoli, turismo responsabile, botteghe rinnovate, lavoro digitale, iniziative sociali. Non sono ancora abbastanza, ma indicano una strada. Il Sud non è fermo; spesso è semplicemente poco raccontato nelle sue energie migliori.

Perché un giovane resti o torni, servono tre cose: lavoro dignitoso, qualità della vita e fiducia nel contesto. Il lavoro deve essere regolare, pagato in modo giusto, capace di far crescere competenze. La qualità della vita richiede trasporti, case accessibili, scuole, sanità, spazi pubblici, sicurezza ordinaria, connessioni digitali. La fiducia nasce quando le regole valgono, quando chi prova a fare impresa non viene scoraggiato, quando il merito non resta una parola da discorso ufficiale.

Il comprasud entra anche in questa riflessione. Se acquistiamo prodotti e servizi del territorio, se sosteniamo imprese locali serie, se scegliamo professionisti e attività meridionali quando offrono qualità, contribuiamo a creare mercato. E dove c'è mercato può esserci lavoro. Ogni giovane che apre una attività ha bisogno di clienti, non solo di applausi. Ogni impresa che assume ha bisogno di una comunità che la riconosca.

C'è poi un tema culturale. Ai giovani del Sud bisogna smettere di trasmettere l'idea che il successo coincida sempre con la partenza. Partire può essere giusto, può allargare la mente, può dare formazione. Il problema nasce quando partire diventa obbligo e restare diventa fallimento. Una terra normale dovrebbe permettere entrambe le scelte: andare e tornare, restare e crescere, muoversi senza recidere le radici.

Le famiglie, le scuole, le università, le imprese e le istituzioni dovrebbero lavorare insieme su questo punto. Serve orientamento concreto, non solo parole motivazionali. Bisogna far conoscere i mestieri, le filiere produttive, le opportunità dell'agricoltura di qualità, del digitale, del turismo intelligente, della cultura, dell'artigianato, della manutenzione del territorio, delle professioni tecniche.

Il Sud ha perso troppe energie giovani. Ma non tutto è scritto. Una comunità che vuole invertire la rotta deve cominciare da scelte quotidiane: premiare chi lavora bene, non rassegnarsi al lavoro nero, chiedere servizi efficienti, comprare vicino quando possibile, raccontare esempi positivi senza nascondere i problemi.

Restare al Sud, o tornare al Sud, deve diventare una possibilità normale. Non un sacrificio, non una medaglia, non una favola. Una possibilità concreta. E per renderla tale serve una alleanza tra memoria e futuro, tra cittadini e imprese, tra identità e competenza. Il Sud non chiede giovani da trattenere con le frasi. Ha bisogno di giovani messi nelle condizioni di costruire.

Pubblicità
Il Seggio del Popolo - Locanda
l'-ecommerce del Sud Italia