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Previdenza, invalidità e diritti: cosa devono sapere davvero i cittadini. Intervista all’avvocato Gianluigi Falco

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Nel sistema della previdenza italiana, spesso difficile da comprendere per chi non è addetto ai lavori, orientarsi tra pensioni, invalidità, accompagnamento e diritti dei lavoratori può diventare una vera sfida.

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Per fare chiarezza su alcune delle questioni più importanti che riguardano milioni di cittadini, L’Identitario ha intervistato l’avvocato Gianluigi Falco, avvocato previdenzialista dello studio Falco & Falco a Portici che da anni si occupa di diritto civile e soprattutto di diritto previdenziale, con particolare attenzione alla tutela dei lavoratori, degli anziani e delle persone più fragili.

Nel suo lavoro quotidiano, l’avvocato Falco segue casi legati a invalidità civile, pensioni, indennità di accompagnamento, diritto di famiglia e procedure esecutive, ma anche le problematiche che nascono dal rapporto tra cittadini e istituzioni come INPS e Agenzia delle Entrate.

In questa intervista affrontiamo alcuni temi cruciali: l’assegno ordinario di invalidità, il congedo straordinario per assistere un familiare disabile, la nuova riforma della disabilità e i dubbi più frequenti sull’indennità di accompagnamento.


Avvocato Falco, partiamo da una domanda molto comune: cos’è l’Assegno Ordinario di Invalidità e a chi spetta?

L’Assegno Ordinario di Invalidità, disciplinato dalla legge 222 del 1984, è una prestazione di natura previdenziale che spetta ai lavoratori la cui capacità lavorativa sia ridotta almeno di un terzo.

Per poter accedere a questo assegno è necessario aver versato almeno cinque anni di contributi, di cui tre negli ultimi cinque anni prima della domanda.

È importante chiarire subito un equivoco molto diffuso: l’assegno ordinario di invalidità non va confuso con l’assegno mensile di invalidità civile. Quest’ultimo infatti è una prestazione assistenziale, mentre l’assegno ordinario è legato alla contribuzione del lavoratore.


Molti cittadini temono che ricevere questa prestazione significhi non poter più lavorare. È davvero così?

Assolutamente no.

L’assegno ordinario di invalidità non è incompatibile con l’attività lavorativa. Questo significa che il lavoratore può continuare a lavorare e allo stesso tempo percepire la prestazione previdenziale.

L’assegno viene erogato inizialmente per tre anni, può essere rinnovato per altri tre anni e, dopo il terzo rinnovo, diventa definitivo. In seguito, al raggiungimento dei requisiti, potrà trasformarsi in pensione di vecchiaia.


Passiamo a un’altra questione molto importante per le famiglie: se una persona lavora e convive con un disabile grave, può assentarsi dal lavoro per assisterlo senza perdere lo stipendio?

Sì, esiste uno strumento molto importante chiamato congedo straordinario biennale retribuito.

Questo congedo permette a un lavoratore dipendente di assentarsi dal lavoro fino a due anni complessivi per assistere una persona con disabilità grave con cui convive, senza perdere lo stipendio.

Durante questo periodo il lavoratore riceve infatti un’indennità pari all’ultima retribuzione fissa e continuativa.


Quali sono i requisiti per poter ottenere questo congedo straordinario?

I requisiti sono principalmente tre.

Il primo è che il lavoratore dipendente conviva con il disabile grave che deve assistere. La legge stabilisce un ordine di priorità tra i familiari: prima il coniuge, poi i genitori, anche se non conviventi, successivamente figli, fratelli, sorelle o parenti fino al terzo grado.

Il secondo requisito è che la persona da assistere abbia il riconoscimento di disabilità grave ai sensi della legge 104, articolo 3 comma 3.

Il terzo requisito è che il disabile non sia ricoverato a tempo pieno in una struttura sanitaria.

La domanda deve essere presentata all’INPS nel caso di lavoratori privati, mentre per i dipendenti pubblici va presentata direttamente al datore di lavoro.


Negli ultimi mesi si parla molto della nuova riforma della disabilità. Perché secondo molti sarà più difficile ottenere l’invalidità civile?

La riforma introduce un cambiamento molto significativo nel modo in cui viene valutata l’invalidità.

In passato veniva valutata principalmente la patologia in sé, mentre con la nuova normativa si andrà a valutare quanto quella patologia incide concretamente sulla vita quotidiana della persona.

Questo potrebbe portare a un paradosso: due persone con la stessa malattia potrebbero ricevere valutazioni diverse, perché la commissione dovrà stabilire quanto quella patologia influisce realmente sull’autonomia personale.


Quali altre novità introduce la riforma della disabilità?

Una delle principali novità è l’introduzione di una certificazione unica.

In passato esisteva il classico certificato telematico con cui si richiedevano separatamente prestazioni come handicap, invalidità civile o cecità. Con la riforma invece ci sarà un unico certificato che comprenderà tutte le richieste.

La riforma è entrata in vigore progressivamente: dal 1° marzo 2026 è stata estesa ad altre 40 province, mentre dal gennaio 2027 sarà applicata su tutto il territorio nazionale.


Un’ultima domanda riguarda un timore molto diffuso: l’indennità di accompagnamento comporta automaticamente la revoca della patente?

No, e questo è un punto molto importante da chiarire.

Il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento non comporta automaticamente la revoca della patente di guida.

La normativa prevede una valutazione personalizzata. Le autorità devono verificare quanto la patologia incide effettivamente sulla sicurezza alla guida.

Se la malattia non compromette in modo grave la capacità di guidare, la patente non verrà revocata, ma eventualmente potranno essere previste limitazioni alla guida, come ad esempio restrizioni su alcune condizioni o tipologie di veicoli.


Diritti previdenziali e tutela sociale: una battaglia quotidiana

Nel lavoro dell’avvocato Gianluigi Falco emerge una convinzione chiara: il diritto previdenziale non è solo una questione tecnica, ma una forma concreta di tutela sociale.

Tra norme complesse, riforme e cambiamenti legislativi, conoscere i propri diritti diventa fondamentale per evitare che lavoratori, anziani e persone con disabilità restino esclusi da prestazioni che spettano loro per legge.

In un sistema sempre più burocratico, il ruolo dei professionisti che difendono i diritti dei cittadini diventa quindi essenziale per trasformare la legge in uno strumento reale di giustizia.


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