Home Attualità Sciopero generale: Autonomia Napolitana, ‘basta finanziare guerra’

Sciopero generale: Autonomia Napolitana, ‘basta finanziare guerra’

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«Basta finanziare la guerra mentre la gente non riesce a pagare un affitto, curarsi o spostarsi senza subire disagi e costi insostenibili. I soldi pubblici devono servire a garantire diritti, non ad alimentare l’economia militare». È la posizione di Autonomia Napolitana, il movimento di cui è presidente il ristoratore Gigi Lista, che aderirà alla mobilitazione nazionale indetta dall’Unione sindacale di base (Usb), per domani, venerdì 30 ottobre. Il movimento terrà un incontro pubblico alle 8.30 di fronte al Bar Mexico, in piazza Garibaldi 72 a Napoli, per illustrare le proprie istanze e chiedere un cambio radicale delle priorità economiche e sociali del Paese.
Al centro della protesta c’è il no a un modello che destina risorse crescenti alla spesa militare e agli armamenti, mentre servizi essenziali e fasce più fragili della popolazione continuano a fare i conti con difficoltà sempre più pesanti. «Non accettiamo che per le armi i soldi si trovino sempre e per le persone si debba invece discutere all’infinito. Quelle risorse devono essere spostate verso trasporti pubblici efficienti, sanità accessibile e politiche sociali capaci di dare risposte concrete a chi è rimasto indietro», spiega Lista, tra i promotori e protagonisti della protesta degli autotrasportatori dei giorni scorsi.
Per Autonomia Napolitana, particolare attenzione va destinata all’emergenza abitativa. «Servono politiche pubbliche più incisive per garantire il diritto all’abitare, interventi a sostegno delle persone in difficoltà economica e risposte strutturali per chi rischia di essere espulso dai quartieri in cui vive. Non si può parlare di futuro se un giovane non può permettersi una casa, se una famiglia deve scegliere tra pagare l’affitto e fare la spesa, se un lavoratore è costretto a destinare quasi tutto lo stipendio a un tetto. La casa è un diritto, non un lusso. E le istituzioni devono smettere di trattare l’emergenza abitativa come un problema secondario», conclude Lista.

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