BENEVENTO – Dieci università del Mezzogiorno, istituzioni, fondazioni, cooperative e rappresentanti del mondo produttivo insieme per costruire una nuova prospettiva di sviluppo delle aree interne del Sud. Si è concluso a Benevento, il 29 e 30 ottobre, il Summit Aree Interne 2030, promosso dalla rete interuniversitaria RISE, con l’Università degli Studi del Sannio capofila.
Tra le realtà partecipanti anche la Fondazione Convivenza Vesuvio, rappresentata dal presidente Vincenzo Coronato, che ha portato all’attenzione dei partecipanti l’esperienza del Progetto Vesuvio, iniziativa che da anni propone di trasformare le fragilità del territorio vesuviano in opportunità economiche, sociali e occupazionali. La due giorni, coordinata attraverso il contributo scientifico e organizzativo della rettrice Maria Moreno, della professoressa Concetta Nazzaro e del professor Giuseppe Marotta, ha visto lo svolgimento di quattro laboratori tematici dedicati alle strategie di sviluppo territoriale. I risultati contribuiranno alla costruzione del Manifesto Aree Interne 2030, destinato ad alimentare il confronto sulle future politiche di coesione.
Alla giornata conclusiva ha preso parte anche il presidente della Regione Campania Roberto Fico, mentre il ministro per gli Affari europei, le Politiche di Coesione e il PNRR, Tommaso Foti, è intervenuto in collegamento.
CORONATO: «IL SUD DEVE RICOMINCIARE DA TRE: TERRA, SOLE E STORIA»
«È stata una due giorni intensa, nella quale non hanno prevalso le lamentele, ma la volontà concreta di ripartire. Accademici, istituzioni, fondazioni e realtà produttive hanno condiviso un principio fondamentale: il futuro delle aree interne deve nascere dalle ricchezze che questi territori possiedono ancora», dichiara Vincenzo Coronato, presidente della Fondazione Convivenza Vesuvio.
«Nel nostro intervento abbiamo ripreso il messaggio che lanciammo già il 14 luglio 2008, durante il primo convegno Rischio Vesuvio: dall’emergenza all’opportunità. Prendendo in prestito il celebre titolo del nostro grande Massimo Troisi, diciamo che il Sud deve ricominciare da tre: la terra, il sole e la storia. La terra, che ci regala produzioni agricole straordinarie e rappresenta una delle fondamenta della nostra tradizione gastronomica. Il sole, che ci permette di sviluppare un turismo capace di andare ben oltre i mesi estivi. E la storia, perché il Mezzogiorno non nasce 165 anni fa, ma possiede un patrimonio millenario di civiltà, cultura e conoscenze che dobbiamo tornare a valorizzare. Non chiediamo assistenzialismo. Chiediamo che queste risorse diventino finalmente il punto di partenza di un progetto di sviluppo capace di trattenere i giovani, creare lavoro e restituire prospettive alle nostre comunità».
Particolare riconoscimento è stato rivolto al professor Giuseppe Marotta, esperto di economia rurale e già relatore del primo convegno promosso dalla Fondazione sul rischio Vesuvio. Proprio Coronato ne ha proposto il riconoscimento tra le Eccellenze 2026 nell’ambito delle iniziative dell’Intergruppo parlamentare Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori, presieduto dall’onorevole Alessandro Caramiello.
La partecipazione al Summit conferma l’impegno della Fondazione Convivenza Vesuvio nel promuovere un modello di sviluppo che metta in relazione ricerca scientifica, valorizzazione delle risorse locali e progettualità istituzionale.
Un messaggio che da Benevento guarda all’intero Mezzogiorno: le aree interne non devono essere considerate territori da accompagnare al declino, ma comunità sulle quali investire per costruire il futuro del Sud.














