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Il Porto Borbonico del Granatello

Il Seggio del Popolo - Locanda

di Giuseppe Giunto
Molti di noi ormai conoscono benissimo la storia della Napoli-Portici, ma sono pochi quelli che conoscono il molo del Granatello. Arrivato alla stazione di Portici, la prima cosa che vedi guardando verso il mare è il porto del Granatello. Qualcuno forse non sa che anche quella è un’opera importantissima tutta Borbonica, forse i pochi che non sanno poco interessa, visto il meraviglioso panorama che si può osservare, ma per quelli che lo percorrono, è si soffermano a guardare il mare devono sapere che stanno passeggiando su un’opera storica importantissima, e si dovrebbe avere più cura è attenzione. Il Porto borbonico del Granatello potrebbe essere il fiore all’occhiello della città di Portici, un biglietto da visita della città, visto la sua importanza Storica.
Il Porto Borbonico del Granatello

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Ma facciamo un passo indietro: Agli inizi del 700 la allora Università di Portici contava 1600 anime, la sua economia si basava essenzialmente sull’agricoltura, sulla pesca e su un modestissimo commercio praticato con Napoli e con i casali limitrofi. La pesca era praticata particolarmente dai porticesi, da tempo questa popolazione navigava con adeguati natanti, che trovavano fortuna lungo il litorale di cui buona parte si è denominata Granatello. Col tempo gli stessi pescatori, cominciavano a sentire l’esigenza di un porto adeguato, non mi soffermo sulle controversie avute dalla popolazione con i vari feudatari succedutisi. Nel 1699, le Università di Portici, Resina, Cremano e Torre del Greco, si riscattano dal feudalesimo pagando al Regio Fisco 104,783 Ducati in relazione all’apprezzo del territorio ed ai beni ivi compresi, tra cui <sei grana per ogni vela di Barca> l’arrivo di Carlo di Borbone a Napoli nel 1734 innescò a Portici una evoluzione Socio-Culturale, è un mutamento delle funzioni Territoriali.

Ma il vero artefice del nuovo approdo reale fu suo figlio Ferdinando. Ferdinando IV raggiungeva Portici via mare, sbarcava ai piedi della villa d’Elboeuf (che il padre aveva acquistato nel 1742) dove c’era un pontile con delle scale che conducevano al vialone dell’edificio, e da qui si giungeva poi al largo avanti la chiesa di San Pasquale, quindi alla Reggia. Le galeotte reali, una volta sbarcato il re, andavano sempre ad accostarsi in un’insenatura, questa rientranza, provocava seri danni, risultando poco difesa dai venti e dalle mareggiate.

Più di una volta la flottiglia reale si è trovata in difficoltà a causa del mare agitato, cosi che sul finire del 1773 Ferdinando IV con ordine a voce, incarica il direttore delle opere di marina, ing. Giovanni Bompiede, di progettare un piccolo porto nella Marina del Granatello di Portici. Ferdinando IV, con lettera del 17 Febbraio 1774 prese visione della relazione sull’opera, e autorizza i lavori facendo stimare la somma preventivata.

L’ingegnere direttore delle opere di Marina D. Gio. Bompiede, conseguente all’ordine a voce, che gli diede S.M. per la formazione di un piccolo Porto della Marina del Granatello di Portici, per conservare con sicurezza le Galeotte della R.le Squadra della particolare immediatezza; con la specifica dei due moli, che a tal effetto si progettano dal detto off.le con un casino sopra uno di essi per servizio di S.M.; ed una batteria alla testa dell’altro. Bompiede potrà accedere a Ventinovemila ottocento diecinove e grana 87. Dal documento si evince che, l’opera del Bompiede prevede due moli, il primo era orientato per ponente, ed in parte radicato alla terra ferma, con un edificio destinato in particolare al sovrano, mentre il secondo molo si allungava nel mare per circa 800 piedi (200 metri) come un braccio orientato parallelamente alla costa, e poi dirigendo verso Castel dell’Ovo.
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