L’Alta Irpinia torna al centro di una strategia regionale che mette insieme prevenzione, sicurezza e una visione di futuro per le aree interne. Nelle ultime settimane, infatti, il cosiddetto “Progetto Vesuvio” ha ripreso forza attraverso protocolli, proposte operative e nuove adesioni istituzionali, con l’obiettivo di creare un sistema di accoglienza programmata per l’eventuale emergenza legata al Vesuvio. Un modello pensato per evitare improvvisazioni e “sfollamenti senza regole” (con ‘deportazioni’ verso il nord) e, soprattutto, per scongiurare lo sradicamento di migliaia di cittadini vesuviani costretti a lasciare la propria terra senza una rete pronta ad assorbirli.
In questo quadro si colloca un passaggio politico rilevante: L’Alta Irpinia si prepara a formalizzare la disponibilità all’accoglienza tramite un Protocollo d’intesa che coinvolge ben 25 Comuni. Si tratta di un blocco territoriale ampio, compatto, che rappresenta un segnale concreto di responsabilità istituzionale e, al tempo stesso, una scelta strategica per il rilancio dell’entroterra. Non è soltanto un atto di solidarietà: l’accoglienza viene letta come opportunità per pianificare servizi, creare percorsi di integrazione e trasformare un rischio regionale in una risposta organizzata.
A spingere con particolare convincenti sul percorso è la sindaca di Sant’Angelo dei Lombardi, Rosanna Repole, che – secondo quanto emerso nel confronto tra amministratori e promotori del progetto – tiene in modo particolare alla costruzione di questo patto, anche per ragioni storiche. Repole richiama esplicitamente la memoria collettiva del terremoto del 1980: “l’Irpinia in quel momento ricevette sostegno, attenzione e accoglienza, e oggi sente il dovere morale e politico di ripristinare quella solidarietà”. Il messaggio della prima cittadina è chiaro: l’Alta Irpinia non può restare spettatrice, ma deve contribuire a costruire un sistema campano di protezione e convivenza, capace di proteggere le comunità vesuviane senza disperderle.
Il Progetto Vesuvio, in questa fase, mira proprio a questo: superare la logica dell’emergenza “a caldo” per puntare su un impianto preventivo, fatto di accordi, procedura, ruoli e responsabilità definita prima che accada qualcosa. Una rete che punta a creare gemellaggi tra Comuni, disponibilità logistiche, piani di accoglienza e supporto sociale. La differenza sta nella parola programmazione: non un piano astratto, ma una costruzione concreta, istituzionale, firmata e riconoscibile.
Sul terreno operativo, un ruolo di impulso e collegamento viene attribuito anche ad Aldo Vella (ex sindaco di San Giorgio a Cremano) e alla realtà della Città Vesuviana, da tempo impegnato a sostenere il progetto e a favorire il dialogo tra territori. L’intento è costruire un’alleanza tra costa e aree interne, tra zona rossa e dorsale appenninica, recuperando un’idea antica e moderna allo stesso tempo: la Campania come sistema integrato, dove ogni territorio può fare la sua parte e dove le aree interne non sono “lontane”, ma diventare decisive.
I 25 Comuni della Città dell’Alta Irpinia che intendono aderire al Protocollo d’intesa di accoglienza sono Bagnoli Irpino, Calabritto, Caposele, Cassano Irpino, Castelfranci, Montella, Nusco, Senerchia (Sistema Territoriale di Sviluppo Terminio Cervialto), Andretta, Aquilonia, Bisaccia, Cairano, Calitri, Conza della Campania, Guardia Lombardi, Lacedonia, Lioni, Monteverde, Morra De Sanctis, Rocca San Felice, Sant’Andrea di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Teora, Torella dei Lombardi, Villamaina (Sistema Territoriale di Sviluppo Alta Irpinia).
L’impressione, oggi, è che attorno al Progetto Vesuvio si stia sviluppando qualcosa di più di una semplice intesa: una prospettiva nuova, che unisce sicurezza e identità, prevenzione e riscatto. E in questa cornice Rosanna Repole può assumere, nell’accoglienza, un ruolo di riferimento politico, perché insiste su un punto essenziale: se il Vesuvio è un rischio reale, la risposta non può essere una fuga nel caos, ma un patto tra comunità, strutturato e pronto. Anche perché – come ricorda la stessa memoria dell’Irpinia – certe tragedie non si superano da soli. Si superano costruendo reti. E soprattutto, costruendo responsabilità.















