Il 19 ottobre gli studenti dell’Istituto Melissa Bassi hanno occupato la sede centrale di Scampia per unirsi alla protesta e manifestare solidarietà ai tanti lavoratori in difficoltà e alle famiglie che stanno attraversando un momento economico particolarmente difficile, aggravato dall’aumento dei prezzi, soprattutto del carburante, e dallo sciopero degli autotrasportatori. Senza nulla togliere a queste problematiche, che meritano tutta la nostra attenzione, noi studenti della succursale dell’Istituto Melissa Bassi, la mattina del 20 ottobre, abbiamo sentito la necessità di dare voce anche al nostro disagio: quello di essere considerati, troppo spesso, studenti di serie B.Per la prima volta abbiamo occupato pacificamente la sede succursale di Corso Chiaiano, con l’obiettivo di portare all’attenzione delle istituzioni locali una situazione che, con il passare del tempo, rischiavamo quasi di considerare normale. Ci stavamo abituando all’idea che frequentare una succursale significasse dover accettare meno servizi, meno attrezzature e meno opportunità rispetto a chi studia nella sede centrale.Ma non può essere così. La scuola deve garantire a tutti gli studenti gli stessi diritti, indipendentemente dalla sede frequentata.Una scuola importante per un intero territorio. La nostra occupazione è pacifica e civile. Vogliamo, innanzitutto, ringraziare il nostro dirigente scolastico, Domenico Mazzella di Bosco, che, nonostante le numerose difficoltà, ha contribuito a dare un nome, una voce e una prospettiva a un istituto che altrimenti avrebbe rischiato di chiudere, privando il territorio di un importante presidio di istruzione, formazione e aggregazione.La succursale si trova a Polvica, piccolo borgo di Chiaiano, nella prima periferia di Napoli, tra le colline metropolitane e un territorio ricco di verde e di storia. Un’area che, nel tempo, è stata sempre più marginalizzata, fino a diventare, sotto molti aspetti, una periferia estrema di Scampia. L’Istituto Melissa Bassi rappresenta un punto di riferimento per numerosi giovani provenienti da Miano, Marianella, Piscinola, Chiaiano, Secondigliano, Mugnano, Giugliano, Melito, Marano, Rione Alto, Santa Croce, Cappella Cangiani e Colli Aminei, oltre che da altre zone del territorio.La scuola offre diversi indirizzi di studio, alcuni dei quali possono rappresentare un’importante opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Proprio per questo, garantire strutture adeguate, laboratori funzionanti e collegamenti efficienti non è un favore concesso agli studenti, ma un investimento sul loro futuro e su quello dell’intera comunità.Le nostre richieste: trasporti, laboratori e strutture adeguate. Chiediamo alle istituzioni di ascoltarci e di intervenire concretamente. Le nostre rivendicazioni riguardano problemi quotidiani che incidono sul diritto allo studio e sulle possibilità di apprendimento.1. Trasporti e costi sempre più insostenibiliMolti studenti vengono accompagnati a scuola dai genitori, costretti a sostenere spese sempre maggiori per il carburante. Altri raggiungono autonomamente la succursale con i propri motorini, affrontando costi che pesano ulteriormente sui bilanci familiari.La posizione della scuola, poco agevole da raggiungere nonostante la relativa vicinanza alla metropolitana di Chiaiano, rende necessario un intervento concreto.Chiediamo quindi: misure che aiutino le famiglie a sostenere i costi degli spostamenti; l’istituzione o il potenziamento di navette nelle ore di punta; collegamenti più efficienti tra la scuola e le principali zone di provenienza degli studenti.2. Più controlli sulle condizioni delle succursali. Chiediamo al Ministero dell’Istruzione e del Merito di istituire una task force che monitori le condizioni degli istituti scolastici, con particolare attenzione alle sedi succursali, spesso collocate lontano dai centri urbani e talvolta trascurate perché ospitano una parte minoritaria degli studenti o perché la dirigenza scolastica ha sede altrove.Il diritto a un ambiente scolastico dignitoso non può dipendere dalla posizione geografica di una scuola né dal numero di studenti che la frequentano.3. Fondi per laboratori e attività didattiche.Chiediamo lo stanziamento di fondi specifici per ripristinare o realizzare laboratori informatici, scientifici, linguistici e per la trasformazione dei prodotti, oltre a tutti gli spazi necessari per una didattica moderna e realmente formativa.I laboratori non sono un lusso: sono strumenti essenziali per imparare, sperimentare e acquisire competenze professionali. La situazione è particolarmente difficile per i nostri compagni dell’indirizzo agrario, che dispongono di uno spazio laboratoriale estremamente ridotto. Mancano aule e il Comune non concede ulteriori locali; inoltre, non è stato messo a disposizione un terreno adeguato per svolgere attività di semina, coltivazione, raccolta e trasformazione dei prodotti.È difficile comprendere questa situazione se si considera il territorio in cui viviamo: siamo a ridosso del Parco della Selva dei Camaldoli, in un’area legata alla tradizione agricola, non lontano dai territori della mela annurca e dal borgo di Marano, noto anche per la ciliegia della Recca. Intorno a noi esistono fattorie e aziende agricole che potrebbero rappresentare importanti occasioni di collaborazione e apprendimento. Eppure, il nostro dirigente, nonostante le frequenti richieste, non riesce a ottenere neppure un piccolo appezzamento di terreno da destinare alla formazione degli studenti. È una contraddizione che merita una risposta.4. Manutenzione, palestra e sicurezza degli ambienti. Il nostro plesso è ospitato in un edificio che risale al 1958 e che avrebbe bisogno di interventi di manutenzione in particolare per la palestra. A tutto questo si aggiunge il problema del freddo: le stufe non possono essere utilizzate per ragioni di sicurezza e questo rende ancora più urgente trovare soluzioni adeguate per il riscaldamento degli ambienti. Non chiediamo privilegi. Chiediamo strutture sicure, funzionali e dignitose.5. Spazi esterni per lo sport e la didattica.Un altro problema riguarda il terreno che avrebbe potuto essere utilizzato per le attività sportive all’aperto e per le esercitazioni pratiche dell’indirizzo agrario.Quello spazio, secondo quanto ci risulta, è stato concesso alla parrocchia dalla municipalità o dal Comune, anziché essere destinato alle attività degli studenti. La questione ci lascia profondamente amareggiati. In un borgo rurale in cui il verde è una delle principali risorse del territorio, lo spazio esterno di una scuola dovrebbe rappresentare un’opportunità preziosa per la formazione, lo sport e la crescita dei giovani. Noi non chiediamo privilegi, ma pari dignità. Chiediamo che la Regione Campania, il Comune di Napoli, la Municipalità competente e la Città Metropolitana, ciascuno per le proprie responsabilità, si facciano carico delle nostre necessità. La nostra occupazione è un gesto simbolico di responsabilità civile. È il tentativo di far sentire la voce di ragazzi che non vogliono rassegnarsi a frequentare una scuola con meno opportunità soltanto perché si trova in una zona periferica. La succursale non può essere una scuola di serie B. Perché il diritto allo studio è uguale per tutti. E nessuno dovrebbe sentirsi uno studente di serie B solo perché frequenta una sede diversa o un quartiere diverso. La scuola appartiene a tutti noi. E il nostro futuro merita la stessa attenzione, gli stessi investimenti e la stessa dignità delle altre scuole nel resto di Napoli, dell’Italia e, in fondo, dell’Europa.
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