NAPOLI – Le serrande abbassate nel cuore del centro antico per difendere qualcosa che va ben oltre una singola attività commerciale. A San Gregorio Armeno la protesta degli artigiani riporta al centro una questione che Napoli affronta ormai da anni: come conciliare il turismo e il commercio con la salvaguardia dell’identità dei suoi luoghi più rappresentativi.
La mobilitazione delle botteghe è arrivata dopo le preoccupazioni per la possibile apertura nella celebre strada dei presepi di un’attività dedicata alla vendita di calamite e souvenir, quindi estranea alla produzione artigianale che ha reso San Gregorio Armeno conosciuta in tutto il mondo.
Una prospettiva che ha provocato la reazione dei maestri presepiali, preoccupati soprattutto dall’effetto che un precedente del genere avrebbe potuto determinare nel futuro.
La serrata delle botteghe
A guidare la protesta l’Associazione “Le Botteghe di San Gregorio Armeno”, presieduta da Vincenzo Capuano, Presidente delle Botteghe di San Gregorio Armeno, insieme al portavoce Gabriele Casillo.
Per alcune ore le caratteristiche botteghe hanno tenuto le serrande abbassate, offrendo ai numerosi visitatori un’immagine insolita di una delle strade più frequentate di Napoli. Il messaggio lanciato dagli artigiani è però preciso: la questione non riguarda soltanto l’eventuale arrivo di un negozio di calamite. In gioco, secondo i commercianti, c’è il rischio di una progressiva trasformazione della strada e della sostituzione delle attività tradizionali con esercizi commerciali replicabili in qualsiasi altra città turistica.
Per Vincenzo Capuano, la battaglia è quindi innanzitutto culturale: “San Gregorio Armeno deve continuare a essere il luogo degli artigiani, dei pastori e del presepe napoletano. Difendere le botteghe significa impedire che una delle immagini più riconoscibili di Napoli venga progressivamente omologata a un modello commerciale estraneo alla sua storia”. Il timore degli artigiani è facilmente comprensibile: autorizzare oggi un’attività non collegata alla tradizione potrebbe aprire la strada domani ad altre richieste analoghe, modificando progressivamente la natura stessa dell’area.
Il Comune: a San Gregorio Armeno tutela rafforzata
Dopo le polemiche è arrivata anche la posizione dell’amministrazione comunale, che ha escluso la possibilità di nuove aperture estranee alla vocazione artigianale della strada. La tutela di San Gregorio Armeno, infatti, non nasce con la protesta di questi giorni. Già nel luglio del 2023 il Comune di Napoli era intervenuto con un provvedimento destinato a regolamentare le nuove attività nel centro storico. Una disciplina molto discussa per quanto riguardava le limitazioni alle attività di somministrazione di alimenti e bevande, ma che per San Gregorio Armeno introduceva una protezione specifica legata proprio alla sua unicità.
Una linea successivamente rafforzata con il nuovo Piano per la programmazione delle aperture degli esercizi nel centro storico Unesco e nelle aree della buffer zone, approvato dal Consiglio comunale il 29 giugno 2026. L’assessora al Turismo e alle Attività produttive Teresa Armato ha ricordato il percorso seguito dall’amministrazione:
“La strada di San Gregorio Armeno rappresenta un patrimonio unico al mondo, simbolo identitario e culturale della nostra città.”
Armato ha quindi richiamato sia il provvedimento adottato nel luglio 2023 sia la successiva disciplina approvata nel 2026, strumenti pensati per contrastare fenomeni di omologazione commerciale e preservare la specificità della strada.
Il punto centrale è contenuto nell’articolo 13, comma 3, della nuova regolamentazione comunale: a San Gregorio Armeno le attività consentite devono essere riconducibili alla produzione e alla vendita dell’arte presepiale e dei pastori. Una previsione che, nelle intenzioni di Palazzo San Giacomo, dovrebbe impedire proprio quella trasformazione denunciata dagli artigiani.
Una battaglia che riguarda l’identità di Napoli
La vicenda supera così i confini dei pochi metri che separano via dei Tribunali da Spaccanapoli. San Gregorio Armeno rappresenta uno dei rarissimi casi nei quali un mestiere artigianale, una tradizione religiosa, una forma d’arte popolare e l’identità di una città convivono nello stesso luogo da generazioni. Il presepe napoletano non è soltanto un prodotto acquistato dai turisti. Nelle botteghe della strada vengono tramandate tecniche, conoscenze e lavorazioni che appartengono alla storia culturale della città. Ed è proprio questo il significato più profondo della protesta.
Il problema non è la calamita in sé. È ciò che potrebbe rappresentare la progressiva sostituzione di attività irripetibili con negozi standardizzati e intercambiabili, presenti ormai nei centri storici di numerose città europee.La serrata degli artigiani diventa quindi un avvertimento rivolto anche alla politica: le norme di tutela esistono, ma devono essere applicate e fatte rispettare nel tempo. Perché San Gregorio Armeno può certamente continuare ad accogliere milioni di visitatori e vivere di turismo, ma senza perdere ciò che porta quei visitatori fin lì. Difendere San Gregorio Armeno significa, prima ancora che difendere una strada commerciale, difendere un pezzo dell’identità di Napoli.















