rubrica sportiva di Cosimo Benigni
Una canzone triste, triste come l’inizio di stagione di questo Napoli, malinconico come il ricordo delle scampagnate che gli azzurri negli ultimi anni hanno fatto all’Artemio Franchi di Firenze, o di quello che ne resta, tra le gru, le scavatrici ed i lavori in corso per il rifacimento dell’impianto sportivo fiorentino, impianto che ci ha visto spesso tornare a casa con i tre punti in tasca.
In questa domenica soleggiata di Settembre, così soleggiata, calda che a tutti sarebbe sembrata una follia scendere in campo alle 12.30. A tutti, tranne a chi in Lega Calcio decide gli orari delle partite, sacrificando ancora una volta il buon senso sull’altare del profitto, a favore delle solite pay-tv e delle società di scommesse che impongono alla Lega Calcio le linee guida sulla scelta degli orari delle partite.
È il capitalismo baby.
Ma passiamo alla partita: le due squadre non godono di buona salute.
Il Napoli in questa prima parte di stagione è riuscito nell’impresa di risultare involuto sul piano del gioco anche rispetto alla qualità della proposta di gioco non proprio eccelsa dello scorso anno, che fu un anno dove la rosa del Napoli fu falcidiata dagli infortuni. Ciò che manca è sicuramente la qualità nel palleggio e nelle trame offensive ma anche una coerenza ed un senso nelle scelte dell’allenatore. Ma di questo ne parleremo dopo.
Nel primo tempo gli azzurri sono compatti con linee dei reparti molto strette tra loro, la difesa è più alta rispetto alle ultime partite, ed il Napoli sembra riuscire ad avere coraggio ed un baricentro più alto.
La Fiorentina però nonostante la compattezza degli azzurri sfiora in avvio il gol in due occasioni colpendo per due volte la traversa, anche il Napoli colpisce un palo con Olivera prima di passare in vantaggio con Gilmour che riesce a fare gol su uno schema da calcio d’angolo.
La prima frazione di gioco si chiude con gli Azzurri in vantaggio.
Ad inizio ripresa i Viola trovano il pareggio con un tiro da fuori aria di Jimenez che si insacca alle spalle di Savic, dopo la deviazione decisiva di Rafa Marin.
Poco dopo Allegri richiama Højlund che lascia il campo dopo non aver sfiorato un pallone, complice la grande partita a di Dragusin che si incolla al danese e lo lascia solo quando l’ex United si accomoda in panchina per fare spazio ad un come sempre impalpabile Lucca.
Il Napoli prova ad inserire forze fresche per cercare di vincere la gara ma Neres, Favasuli ed Anguissa che entra quando la gara è ormai agli sgoccioli facendosi anche male, non riescono ad incidere.
Anche Vanoli inserisce forze fresche ma i cambi dell’allenatore viola non incidono.
Alla fine la partita finisce in pareggio, un punto per parte per due squadre che non sono messe proprio benissimo in questo momento. La Fiorentina ha appena cambiato allenatore mentre dopo la quinta giornata a Max Allegri qualche domanda per sciogliere alcuni dubbi andrebbe fatta.
Perché Vergara sta vedendo così poco campo?
Perché inserire Anguissa in condizioni precarie al novantesimo?
Perché a Favasuli vengono concessi solo venti minuti ed in più in un ruolo che non è il suo?
Perché tenere in campo novanta minuto un affannato De Bruyne?
Perché togliere Højlund all’inizio del secondo tempo?
La stampa addetta, gli esperti di calcio sono sempre stati d’accordo tra loro nel riconoscere ad Allegri la capacità di leggere bene la partita ed incidere con i cambi.
Cosa sta succedendo Max?
Trascorrermo questa lunga pausa per le nazionali senza avere delle risposte convincenti a queste domande, con la speranza di riuscire a recuperare fiato e qualche calciatore importante.
Ad oggi il Napoli è una squadra che merita la classifica che ha, una classifica mediocre.
Le prossime saranno sicuramente domeniche più serene, il campionato si ferma e riprenderà ad Ottobre, quindi come disse un grande fiorentino:
“Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”.
Forza Napoli sempre















