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Galleria Umberto. Polemica sul manifesto della Mondadori. “Lingua napoletana deturpata”. Offesa o doppia trovata pubblicitaria?

Scrittori ed esperti intervengono in difesa di Napoli, lo rimuoveranno?

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“La Mondadori, holding lombarda facente capo al gruppo Fininvest, apre un altro bookstore (na libbreria) a Napoli, nella centralissima Galleria Umberto, mestamente pensando alla chiusura delle piccole e storiche librerie napoletane, ma toppa clamorosamente nel riportare testi in napoletano con errori grossolani sul banner che ne annuncia l’apertura – dichiara Davide Brandi, presidente dell’associazione i Lazzari e difensore della lingua napoletana – Ci chiediamo come sia possibile che una holding così potente si affidi a partner della comunicazione privi di competenze e che con superficialità generano queste offese alla lingua ed alla storia napoletana. Non lo meritiamo!”

Ci sarebbe da pensare che si tratti anche di una doppia trovata pubblicitaria (oggi è più facile trovare un cultore della lingua napoletana che ti corregge la lingua scritta, perchè non farlo?): non solo quella dell’apertura, ma sapendo quanto i napoletani siano attaccati alle proprie radici, ne avrebbero fatto un caso importante, pubblicizzando l’impresa ancora una volta (è già uscito su altri quotidiani oltre a questo). Un tempo successe con l’azienda produttrice di M&M, con la Cocacola e tante altre aziende che hanno, in passato, attaccato manifesti pubblicitari con una lingua napoletana totalmente errato. Quella lingua scritta male, si rifà a quella galleria Umberto, che ricorda epoche passate poco piacevoli, costruita con i Savoia che hanno deturpato quel territorio, al cui interno ci sono quasi sempre, anche grandi marchi nordici o stranieri.

“Ho appena letto queste parole in napoletano e mi sento esattamente come De Laurentiis dopo il pareggio del Napoli con l’Union Berlino – continua Angelo Forgione, giornalista e scrittore -. Se non fosse che portano libri, sarebbero da arresto prima che arrivino! La traduzione esatta è: ‘Stammo arrivanno! Pecché Napule è comme ‘a cupertina ‘e ‘nu libbro. Vide subbeto chello ca ce sta fora ma nu’ ‘a bbellezza ca ce sta dinto‘.

Insomma, per quanto basti pensare che le grandi catene di libri o altri settori, provengano sempre dal Nord o dall’estero, per quanto sappiamo che i quelli rivenduti sono quasi sempre prodotti del Nord, o dall’estero, anche per i libri stessa storia, laddove i meridionali debbano solo acquistare prodotti continuando ad alimentare solo una parte dell’economia del Paese, per chi tiene realmente a questa terra (Napoli ed il Sud), e parla la propria lingua, è un’offesa doppia quella di leggere le storpiature linguistiche da aziende lontane!