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Il Regno delle due Sicilie era uno stato canaglia? “La negazione di Dio eretta a sistema di governo” (Parte 2)

Il Seggio del Popolo - Locanda

L’Indignato a cura di Giuseppe Giunto
(PER LEGGERE LA PARTE 1 CLICCA QUI)
Da allora, il “contegno non servile” (come lo definiva Benedetto Croce) di Ferdinando II divenne una minaccia per gli interessi britannici. Ma non fu solo la politica sullo Zolfo Siciliano a inimicarsi gli inglesi. Con l’apertura del Canale di Suez, i porti meridionali che si trovavano al centro del mediterraneo, grazie anche alla loro posizione, avrebbero isolato quelli inglesi, inoltre il commercio delle materie prime nel mediterraneo sarebbe passato esclusivamente nei porti del Regno duo Siciliano. La Sicilia, aveva un ruolo importante, sia economico che strategico, l’isola era un avamposto a presidio delle rotte commerciali non solo inglesi ma europee, inoltre era sede di numerose attività commerciali britanniche, quindi non si poteva lasciare il commercio navale, e i porti più importanti nelle mani di un governo non amico. Molti erano gli inglesi trasferiti in Sicilia tra il 1811 e il 1815 in quello che era un protettorato britannico, costruendo una rete imprenditoriale che smistava grandi quantità di denaro. È il caso dei Whitaker, dei Woodhouse e degli Ingham.

Bisognava quindi sollevare i siciliani contro il governo di Napoli. Approfittando dell’odio popolare per i baroni latifondisti, dovevano nascere delle “rivoluzioni guidate” nell’isola che portassero alla destituzione delle autorità borboniche, ci voleva qualcuno che prendesse ordini da Londra e li eseguisse. Un cambio di governo sarebbe giunto solo previo affidamento ad un membro di casa Savoia. Perché proprio i Savoia? I Savoia erano una famiglia lontana dalle vicende sicule, che non conosceva neanche l’isola, una casata che si trovava in una regione tra la Francia e il Piemonte, ma che aveva acquisito la corona di Sardegna nel 1720. Gli inglesi sfruttano il malcontento, cavalcano le vicende legate al ritorno del sovrano nel 1848 facendo rivivere una campagna di stampa anti-borbonica, con la demonizzazione di “Mostro Coronato” “Nerone del Sebeto” “Tigre Borbonica” il “Caligola di Napoli”. Soprattutto “Re Bomba” con riferimento al presunto bombardamento di Messina nel settembre del 1848. In realtà questo soprannome gli fu cucito prima, quando nel febbraio dello stesso anno, l’esercito borbonico sparò diversi colpi per spaventare gli insorti palermitani e costringerli ad arrendersi, come registrava Harold Acton. 

Ma Harold Acton non sapeva che non ci fu alcuna strage di civili, la popolazione era al sicuro a Palazzo Normanno dal VII reggimento borbonico, prima dell’operazione. Il vero macellaio di Messina con i suoi cannoni, era Vincenzo Giordano Orsini nel tentativo di bombardare la Real Cittadella di Messina, bombardò le case di 100.000 messinesi, l’incapace comandante delle artiglierie siciliane della guardia nazionale, durante i moti rivoluzionari del 1848, grazie alla sua imperizia, fece dei messinesi carne da macello. Tanti documenti lo celebrano come un incapace anche a detta degli osservatori inglesi che gli appiccicarono addosso l’appellativo di pazzo. Diversamente si parla di Vittorio Emanuele II, il re Galantuomo, e la rivolta di Genova del 3 marzo 1849, con Alfonso la Marmora, Vittorio Emanuele II dalle alture di Genova riesce a sedare una rivoluzione contro il governo sabaudo, le sue galanti cannonate provocano oltre le 500 vittime civili. A Civitella del Tronto in Abruzzo, in tre giorni, l’artiglieria sarda-piemontese lancerà 7860 proiettili da galanti cannoni comandati dal Ten. Col. Emilio Pallavicini, il numero di uomini presenti trà soldati e volontari si aggirava tra i 450 e i 650 solo in 291 sopravviveranno, se qualcuno ha dubbi può contare i prigionieri deportati nelle carceri di Ascoli Piceno nel 1861, contestualmente Vittorio Emanuele diventava “roi d’Italie”. Per non parlare di Gaeta.Nelle Marche durante l’assedio di Ancona, sempre nel 1860 una granata sparata da una nave Sardo-Piemontese, fa esplodere il deposito delle polveri, l’esplosione della polveriera farà una strage di artiglieri solo in 25 su 150 si salveranno, ma per la storiografia ufficiale Vittorio Emanuele II resta un “Re Galantuomo” e Cavour il padre della patria.

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