Sono intervenuto in Aula per portare all’attenzione del Governo una criticità che rischia di annientare migliaia di posti di lavoro, conseguente alla decisione della direzione del Parco Archeologico di Pompei di chiudere le postazioni riservata alle guide turistiche abilitate. La motivazione reale, secondo quanto emerso, sarebbe la volontà di organizzare e commercializzare le visite guidate tramite il sito web del parco, sfruttando una posizione dominante che, a parere mio, ostacola la libera concorrenza.
Ho richiamato con fermezza la cornice normativa su cui si fonda questa questione. La legge regionale Campania n. 11/1986, all’articolo 15, individua gli Scavi di Pompei tra i siti destinatari dei presidi permanenti turistici e impone che i servizi destinati all’utenza, nel contesto della tutela e valorizzazione del bene culturale, siano gestiti secondo un modello che integri norme tecnico-organizzative, salvaguardia del bene, efficienza dei servizi e, nondimeno, tutela della dignità professionale degli operatori abilitati. In tale cornice rientra il Capitolato tecnico dei servizi museali integrati del Parco Archeologico di Pompei, documento chiave che definisce i contorni della gestione delle postazioni di visite guidate. Contemporaneamente, ho richiamato i principi della legge n. 190/2023, che riconosce la libertà di professione e fissa criteri di trasparenza, sicurezza sul lavoro e concorrenza leale. Pompei è un sito patrimonio dell’umanità: non possiamo permettere che decisioni incomprensibili ne compromettano la fruizione e la valorizzazione. Per questi motivi, ho chiesto ai ministri competenti di intervenire immediatamente per ripristinare le postazioni delle guide autonome all’interno del Parco o, in alternativa, per adottare una soluzione gestionale equivalente che rispetti integralmente le norme vigenti e consenta a chi lavora sul campo di svolgere la propria attività con dignità, competenza e tutela giuridica.
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