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Portici senza sindaco, città al commissario. Casa Riformista: “Ora basta autocelebrazioni, serve verità”

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“A Portici sta per aprirsi una fase nuova, delicata e decisiva. Con la fine della consiliatura e le dimissioni del sindaco Enzo Cuomo – a cui viene rivolto un augurio per il nuovo incarico da assessore regionale – si chiude ufficialmente un ciclo amministrativo e politico che ha segnato gli ultimi anni della città. Da domani, infatti, Portici sarà affidata a un commissario prefettizio per i prossimi mesi: una parentesi tecnica che inevitabilmente congela le scelte politiche, ma che allo stesso tempo accelera una domanda che ora diventa inevitabile: quale futuro per Portici?
È su questo interrogativo che interviene Casa Riformista, con una posizione netta: il dibattito che si apre non può ridursi a una narrazione autocelebrativa, né a una lotta intestina fatta di fughe in avanti, candidatura “calate” e polemiche contro alleati potenziali. Serve invece un confronto serio e trasparente, soprattutto con i cittadini, per costruire una prospettiva credibile. Nel comunicato, Casa Riformista riconosce che ci sarà un tempo per analizzare ciò che è stato fatto in questi anni, “in trasparenza e assieme a cittadini ed elettori”. Ma mette subito un punto politico chiaro: non basta dire che “tutto è stato fatto e tutto nel migliore dei modi”. La linea è precisa: un bilancio vero deve partire dalla capacità di rivendicare ciò che è positivo, ma anche dal coraggio di ammettere ciò che non ha funzionato, ciò che è rimasto incompiuto, ciò che “avrebbe meritato più attenzione, più concretezza, più impegno”.

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Una posizione che, nei fatti, chiama direttamente in causa il metodo con cui spesso si racconta la politica: il rischio, dicono, è trasformare anni complessi in un semplice spot elettorale. Il cuore dell’intervento riguarda l’assetto urbano e le priorità della città. Casa Riformista (insieme alle altre politiche di centro sinistra escluso il PD) riconosce la direzione strategica intrapresa: lo spostamento del baricentro di Portici verso il mare, un’idea ambiziosa che può rappresentare un motore di rilancio. Ma proprio qui arriva la critica: questa “Portici sul mare” rischia di essere una Portici a metà, perché – secondo la nota – la città corre a due velocità .

Da un lato l’attenzione sul lungomare, dall’altra aree che continuano a vivere condizioni di degrado evidente. Viene citato in modo emblematico lo stato del Porto Borbonico del Granatello, in particolare l’area dell’ex piazzetta Montedison, definita una riqualificazione rimasta di fatto abbandonata: immagini “ferme” dal 2017 ad oggi, come a dire che il tempo non è passato e il rilancio si è inceppato.

Altro capitolo: asse mercatale e piazza San Ciro, luoghi simbolici della vita quotidiana porticese e degli interventi urbanistici degli ultimi anni. Anche qui viene evidenziata una contraddizione pesante: non può esserci una vera rigenerazione della zona se il mercato coperto resta paralizzato, in stato di abbandono, “fatiscente” e soprattutto descritto come occasione sprecata per rilanciare un’intera area. Nel ragionamento politico c’è un messaggio chiaro: la qualità urbana non si misura solo sui cantieri che si vedono, ma soprattutto su quelli che restano fermi e su ciò che continua a peggiorare.

Casa Riformista chiede inoltre di riequilibrare le attenzioni, spostando lo sguardo con la stessa intensità anche sull’area Nord della città e sulle periferie. Viene citata in maniera diretta la vicenda Kerasav, definita una storia trascinata per circa vent’anni senza una prospettiva concreta di sviluppo “al servizio della città”. Il punto politico non è soltanto urbanistico: è sociale e strategico. Se Portici vuole davvero crescere, non può farlo a compartimenti stagni, creando “zone di vetrina” e “zone dimenticate”. Ma la critica più dura del comunicato riguarda la fase politica che si sta aprendo. Casa Riformista denuncia un clima pesante: da un lato accuse verbali violente contro “partner di governo regionale e potenzialmente nazionale”, dall’altro articoli e indiscrezioni che raccontano di decisioni già prese – da alcuni soggetti del cosiddetto campo largo – su chi dovrà guidare Portici. Il punto che viene sottolineato è grave: non si sa dove, come e quando sarebbero state prese queste scelte, e spesso – evidenziano – nemmeno gli iscritti e dirigenti dei partiti sembrano esserne al corrente. Per Casa Riformista queste sono fughe in avanti autoreferenziali e dannose, capaci di minare la costruzione di un fronte progressista davvero “ampio, largo e plurale”.

In sostanza: se il campo largo nasce come coalizione di partecipazione e pluralismo, non può trasformarsi in una stanza chiusa dove qualcuno decide e gli altri si adeguano. L’appello finale: tavolo vero sul modello regionale e napoletano. Da qui l’appello conclusivo: servire un confronto immediato, senza tatticismi, senza vecchia politica. Casa Riformista chiede al Partito Democratico – e anche ai livelli provinciale e regionale – di accettare un principio ritenuto “banalissimo” ma fondamentale: sedersi al tavolo con tutte le forze del campo largo, seguendo il modello che già esiste a livello regionale (dove Cuomo è assessore) e napoletano.

Non un confronto di nomi, ma un confronto su:

  • temi,
  • visione,
  • proposte concrete per la città.

E la dichiarazione finale è una disponibilità politica: “a quel tavolo saremo sempre presenti” , con l’intenzione di dare il proprio contributo come negli anni passati.

Il comunicato di Casa Riformista, al di là delle formule, mette Portici davanti a un bivio vero: o la città si prepara al commissariamento come semplice intermezzo, aspettando che qualcuno imponga la prossima guida, oppure trasforma questa fine consiliatura in una ripartenza politica autentica. Una cosa, in ogni caso, appare chiara: con la chiusura del ciclo amministrativo, la discussione non è più rinviabile . E Portici, oggi, non può permettersi né propaganda né guerre interne: può permettersi soltanto scelte serie.

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