Nella bellissima cornice di Palazzo Venezia a Napoli,situato nella via nota col nome di Spaccanapoli,l’antica sede per 400 anni, dell’ambasciata della Repubblica di Venezia,si è svolto un evento importante e allo stesso tempo emozionante: la presentazione della copia teatrale dell’abito da sposa di Maria Sophie Amelie,ultima regina delle due Sicilie, donato dal “Grüner Salon” del distretto della Baviera nell’alto Palatinato, diretto dalla sigra Astrid Myriam Mathyshek e la presentazione della sovrana tratta dal suo libro,la prima biografia in lingua tedesca sull’ultima Regina del Regno delle Due Sicilie.La signora Mathyshek è nota in Germania anche come cantante mezzosoprano e storica appassionata di personaggi sconosciuti o dimenticati del XIX secolo. Il dono della copia dell’abito nunziale della sovrana di Napoli, è frutto della collaborazione tra il Grüner Salon e il Palazzo Venezia,diretto dalla passione dell’imprenditore napoletano Giovanni Buccino che si è anche avvalso della collaborazione di Marie Laznik dalla Baviera e durante l’evento a Palazzo Venezia, dell’ausilio tecnico di Alessio Carrino,nell’ambito dello scambio culturale tra due importanti realtá a Napoli e in Baviera,un legame di amicizia che è tutt’ora intenso e vivo attraverso la memoria delle due patrie di questa forte e coraggiosa regina. Il Grüner Salon, è situato nell’antica dimora di Augustin Wagner, sacerdote cattolico tedesco inserito nel martirologio della Chiesa Cattolica, perseguitato ed ucciso dal regime nazista,restaurato proprio a cura della scrittrice Mathyshek e da lei attualmente diretto.
In questa bellissima cornice di Reichenbach, la direttrice,organizza eventi culturali,concerti,spettacoli teatrali, esibizioni artistiche con importanti esecutori musicali,esposizione di altri abiti ed oggetti in copia della sovrana, tra cui la copia di un altro abito di Maria Sofia, detto “Tarantella” in stile dei vestiti tradizionali popolari per la danza folcloristica del ballo omonimo, ricreando l’atmosfera del secolo XIX di cui è appassionata cultrice,così come Gennaro Buccino conduce con passione tutta napoletana,l’attività culturale di Palazzo Venezia.
La presentazione del 4 ottobre scorso,si è svolta intervallando video creati dal Gruner Salon,con presentazione a cura della prof.ssa M.Antonietta Terlizzi,in rappresentanza di Napoli, attraverso le due associazioni, l’una ill Movimento Neo Borbonico , nato per ripristinare la Memoria e la verità storica, tramite rigorosa ricerca, di cui è presidente nonché fondatore, il prof.Gennaro De Crescenzo,docente ed archivista ed” I Lazzari”,nata anch,’essa per difendere la cultura e l’identità meridionale grazie alla diffusione della letteratura e della lingua napoletana i cui corsi con attestato europeo, si tengono ogni anno,proprio presso questa bellissima sede a cura del presidente e fondatore Davide Brandi,scrittore e poeta napoletano che tiene viva nella memoria la bellezza della lingua partenopea. La presentazione condotta dalla profssa Terlizzi, si è delineata presentando tra un video e l’altro,la figura della regina Maria Sofia, di cui il 4 ottobre ricorre proprio la data di nascita, traendo spunto dal suo libro scritto dalla stessa direttrice, sulla Regina delle due Sicilie, edito nel 2025,anno del centenario di morte. I video, opera di importanti registi e musicisti,collaboratori del Grüner Salon,hanno accompagnato con una sapiente direzione registica, l’illustrazione della vita di questa regina,con un appellativo il medesimo del primo video presentato:” La Giovanna D’Arco”,di Tino Brunewald,con la musica di Rossini, suonata da Mauro Zappalà e accompagnato dalla melodiosa voce dalla sigra Matyshek.
Maria Sofia difatti, per le sue gesta eroiche sugli spalti di Gaeta, era chiamata, la Giovanna D’Arco di Gaeta.Una denominazione similare le fu data con ammirazione,dal “vate”,il celebre poeta abruzzese Gabriele d’Annunzio,che la appellò come “l’aquiletta bavara”. Ricordiamo che Maria Sofia era originaria del Ducato di Baviera,figlia della bella principessa Ludovica di Baviera e del famoso Max ,Massimiliano di Wittesbach.Era nata nel 1841,nel rinomato castello di Possenhofen,sul lago di Starnberg, formata dal padre,eccentrico aristocratico, di idee liberali, amante di sport ,giochi circensi, aduso ad allestirli spesso nello spazio del suo grandissimo parco di questa dimora estiva.Il duca,Libero dai condizionamenti dell’etichetta di corte ,educó allo stesso modo informale i suoi figli,cresciuti conducendo una vita all’aria aperta, amanti della natura, della poesia,dell’esercizio fisico,dell’equitazione come lo furono le sue figlie più famose, Maria Sofia ed Elisabetta,l’una divenuta regina del Regno delle due Sicilie e l’altra monarca dell’impero austro-ungarico,entrambe,seppure per motivi diversi,sfortunate sovrane.Ambedue cavallerizze eccezionali, per Elisabetta l’equitazione era un’arte ed un modo per superare i suoi limiti,voleva primeggiare affinando la sua tecnica con i migliori maestri ed allenamenti talvolta massacranti. M.Sofia invece,più istintiva, possedeva un talento naturale ed un coraggio spericolato,che mostrò anche a Gaeta.Cavalcava anche a pelo,ossia senza sella, come anche amava domare i cavalli.La biografa Astrid Mathyshek,cita l’interesse della regina verso tutto ciò che rappresentava il mondo dell’equitazione,quando esule in Francia ,cercò di avviare un allevamento di cavalli da sella della razza indi vena siciliana denominata:”Real Razza di Ficuzza”,all stessotempo ,aprì negozi di merletti lavorati a Napoli,unendo le proprie passioni al ricordo e al suo amore per la Terra napoletana da cui era stata costretta ad allontanarsi. Entrambe le sorelle erano bellissime,entrambe con splendide e foltissime chiome castano-scuro, ereditate dalla nonna paterna duchessa Amalia Luisa di Arenberg ,M Sofia con occhi di un bellissimo azzurro-cupo come la descrivono i biografi del tempo, tra gli altri Amedeo Tosti, mentre Elisabetta,Sissi, li aveva di una particolare sfumatura colore miele ed ambrata.Nutrirono un profondo affetto l’una per l’altra,si tennero vicine in momenti di sventura a Parigi con l’altra sorella Charlotte,erano viste passeggiare insieme,seppure talvolta con qualche vena di gelosia di Elisabetta verso Maria Sofia per la riconosciuta maggiore abilità nell’ equitazione e bellezza di quest’ultima,secondo i contemporanei,particolare sconosciuto ai comuni lettori ,rispetto alla più celebrata Elisabetta.Come la storica bavarese afferma,la regina delle due Sicilie,non è molto conosciuta nella sua realtà di persona,se non per la becera propaganda del governo inglese dell’epoca, che tentava di infangarne la figura,cercando di demolirne la fama di eroina, conquistata sugli spalti di Gaeta, allo scopo di delegittimare i sovrani Borbone,esuli a Roma,avendo paura che potessero ritornare sul trono. La storica Matyshek, con inedite informazioni ricavate dai documenti consultati,mai pubblicati ,ne smentisce la veridicità,anche verso le insinuazioni contenute nel libro della nipote Maria Larisch,figlia del fratello Ludovico,My Past.
Grazie all’atmosfera creatasi nella casina pompeiana del palazzo,gli intervenuti sono stati trasportati dalla calda voce della storica e direttrice sigra Matyshek,nel sucessivo video produzione del Grüner Salon, che illustrava la copia del bellissimo abito da sposa di Maria Sofia ,cucito con cura ,riproducendo nei particolari,nel tulle e nel broccato,persino nei rametti di fiori d’arancio,nell’originale freschi,nella copia dell’abito presentato dal vero in questa occasione,riprodotti in stoffa ,ma con medesimo effetto,sullo sfondo del ritratto della regina,con l’abito indossato al momento delle sue nozze ,dipinto da Franz Mayr, per le udienze ufficiali e il banchetto reale.Nella copia sono visibili merletti e tulle di broccato,l’originale era cucito con merletti di Bruxelles e sugli splendidi capelli castano scuro,era posta una corona naturale di fiori d’arancio,sul petto, il ritratto- miniatura dello sposo Francesco,da subito,fu innamoratissimo della sua splendida sposa!Dettaglio di curiosità,visibile nel ritratto,un Bettelkettchen che le sorelle Wittelsbach possedevano in gioventù.Era un bracciale tradizionale,che spesso accompagnava una sposa.Aveva diversi pendagli, oggi si chiamerebbero charm,ciascuno regalato da una persona cara in occasioni particolari ,onomastico,compleanni ed altre ricorrenze.La bellezza che il costume evocava,il ritratto proiettato sullo schermo della regina ,ha emozionato i presenti e suscitato l’intervento e le osservazioni della storica dell’arte, esperta di storia del costume ,dott.ssa Margherita Caló,che ha dato modo alla prof.ssa Terlizzi,di approfondire i dettagli che riguardavano il lavoro di ricerca del Grüner Salon e i momenti relativi allo svolgimento del matrimonio con lo sposo Francesco,duca di Calabria,le loro emozioni e particolari delle due cerimonie sponsali avvenute per procura a Trieste ed in seguito, in presenza a Bari.
Il momento di maggior suggestione per gli astanti, lo hanno trasmesso l’atmosfera della casina pompeiana del palazzo Venezia,l’abito dal vivo, il ritratto con la sposa vestita di pizzo sullo sfondo,la sua bellezza e le immagini evocate dal racconto della sua spensierata giovinezza,i colori argentei delle sfumature di azzurro chiaro del lago di Starnberg, il verde brillante dell’immenso parco e le tonalità più scure del fitto bosco di faggi querce ed abeti,il bianco delle vette innevate sfumate di indaco delle catene montuose sullo sfondo che Maria Sofia avrà sicuramente contemplato nella tenuta del castello di Possenhofen così l”hanno immaginata gli ascoltatori in questo pomeriggio,mentre ammirava il contrasto dell’oro del sole ,dell’azzurro e turchese del Mediterraneo,in cui ella ebbe modo di immergersi mentre il vascello della pirofregata Fulminante ,scortato dal Tancredi,entrambe della marina delle Due Sicilie,solcava quelle limpide acque nel suo viaggio verso Bari ed il Regno,la sua nuova patria che amerà sino alla morteQueste suggestioni hanno accolto gli ascoltatori presenti, trascinandoli all’interno del successivo drama raccontato da bellissimo video”Gaeta” ,il momento della vita in cui Maria Sofia, mostró di quale coraggio ,volontà,forza e regalità fosse fatta ,questa giovanissima donna,che rimase accanto al suo Re e sposo e agli amatissimi sudditi di cui comprese l’anima e li amò riamata.Il video rievoca la forza e le emozioni che unirono i due sovrani,rappresentandoli l’uno ,attraverso l’interpretazione sentita di un giovane ballerino, incatenato, martoriato e flagellato che abbraccia la sovrana, ora vestita da combattente, ora in abiti femminili.La regina, col sottofondo di musica di Vivaldi, canta ,la sua tristezza,il suo coraggio, appassionatamete incarnata, dalla sig.ra Matyshek e dal suo struggente ,dolce canto.
Il film è prodotto dal Grüner Salon in collaborazione con il compositore italiano Marco Beretta,che ha scritto l’arrangiamento musicale del film.
Molto bello ed emozionante questo video,come tutto il materiale documentale ed artistico inviato,che dalla Terra di Baviera ,ci ha fatto pervenire il messaggio di questa regina sì, per poco tempo,ma vera sovrana.Un filo invisibile, forte, che attraversa il tempo,ma giunge intatto sino a noi ,un messaggio d’amore che ci arriva da lontano,ma da anime vicine. Uno splendido video che ha trasmesso tutto l’mpegno,l’intensità emotiva della preparazione profusa dall’istituzione bavarese e davvero ha reso possibile la percezione ai presenti,della magnificenza di Napoli,la sua bellezza ,la grandezza della sua storia,l’orgoglio di appartenervi simboleggiato dalla giovane “aquiletta bavarese”.Maria Sophia Amalie, c’è lo ha ricordato,lei in fondo, ha perso quella battaglia, ma ha vinto la guerra della Memoria.
Ha chiuso l’evento la lettura teatralizzata della profssa Terlizzi,di alcune rime,tratte dal bellissimo poemetto di Ferdinando Russo:”‘O surdato e’ Gaeta”,il soldato della finzione letteraria, Michele Migliaccio,che rievoca il coraggio e la bellezza della regina Maria Sofia sugli spalti della fortezza di Gaeta.
Rime tratte dal poemetto di Ferdinando Russo”‘O surdato e’ Gaeta”
“…È ‘a Riggina,Signò,quant’era bella!
E che core teneva!E che maniere!
Mó na bona parola â sentinella,
mó na strignuta ‘e mana a ll’artigliere.
Steva sempe cu nuie!Muntava nsella
currenno e ncuraggianno,juorne e sere,
mò ccá,mò llà,v’ ‘o giuro annanz’ ê sante,
Nn’eramo nnammurate tutti quante!
Cu chillo cappellino a ‘cacciatora,
vuie qua’ Riggina!Ch’ella era na Fata!
E t’era buonaurio e t’era sora,
quando cchiù scassiava ‘a cannunata,
Era capace ‘e ‘se fermà pe n’ora
e dispenzava buglie ‘e ciucculata.
Ire ferito?E t’asciuttava ‘a faccia,
Cadive muorto?Te teneva mbraccia…
‘E ppalle le siscavano pe nnanza,
mas che ssa’…le parevano cunffiette!
Teneva nu curaggio e na baldanza,
ca uno le zumpava ‘o core ‘a pietto!
Te purtava ‘e ferite all’ambulanza
steve sempe presente a capo ‘e liette.
E tutte, chi ‘a chiamava e chi mureva,
‘a stevano a guardà cu ll’uocchie ‘e freva.
Murì p’ Essa! Era ‘o suonno ‘e tuttuquante…














