Qualche tempo fa, come ricorderete tutti, è venuto in Italia Carlo III e ci ha tenuto a ricordare nel nostro Parlamento quanto sia stato importante il contributo dell’Inghilterra per la realizzazione dell’unità italiana. Ha ribadito, quindi, che dietro le conquiste piemontesi, e in particolare dietro la conquista del Regno delle Due Sicilie, c’era la potenza britannica. Le sue dichiarazioni hanno creato grande imbarazzo agli informatori assoldati dalla pubblicistica di regime, ma Carlo III è fatto così, ama parlare chiaro e d’altronde lo ha fatto anche nel suo successivo viaggio in America, creando un imbarazzo certamente non minore anche ai parlamentari degli Stati Uniti.
Bisogna dire, però, che non c’era alcun bisogno di Carlo III e delle sue esternazioni per sapere cosa è accaduto realmente in quel fatidico 1860, perché i politici inglesi dell’epoca, cioè degli anni successivi alla nostra Unità, davano per scontata la partecipazione del loro governo alle manovre italiane e ne parlavano esplicitamente, ritenendolo un dato di fatto pacificamente acquisito.
Su questo punto riporterò alcune dichiarazioni di parlamentari del Regno Unito, tratte dalla seduta tenuta l’8 maggio 1863 alla Camera dei Comuni. Si tratta di un elenco puramente indicativo, perché sono numerosissime le dichiarazioni di questo tenore da parte dei politici britannici dell’epoca.
Cominciamo con Lord Alexander Baillie-Cochrane, il quale nel corso del suo intervento dice: ‘Per questi macelli giornalieri (si riferisce alla efferata repressione della rivolta nel Sud), la Camera dei Comuni è in parte responsabile, perché si è affaticata con la sua influenza a creare questa dilettevole unità d’Italia. Il Governo inglese avendo denunziata la tirannia del vecchio Governo, ed essendo intervenuto per rovesciarla (piuttosto esplicito, direi), ha il diritto di spronare il nuovo ora ad essere conseguente’.
Nella tredicesima puntata abbiamo riportato ampi passi dall’intervento del deputato Lord Charles George Gordon-Lennox, importante rappresentante dei conservatori, il quale tra l’altro dichiara: ‘Quella che si chiama Italia unita deve la sua esistenza principalmente alla protezione e al supporto morale dell’Inghilterra più che a Garibaldi e alle vittoriose armate francesi. Perciò in nome dell’Inghilterra io denuncio la commissione di atrocità così barbare (il Lord inglese, come abbiamo visto nella precedente puntata, si riferisce agli orrori perpetrati nelle carceri del Mezzogiorno) e protesto contro il fatto che ciò avvenga sotto l’egida della libera Inghilterra, che in questo modo non fa altro che prostituire la propria politica estera… Queste osservazioni probabilmente mi tireranno addosso impopolarità. Ma ripeto che parlo con dolore non con ira. Accoglierò con gioia riforme che potessero ridonare alla più bella di tutte le terre il possesso della felicità e della libertà, facendo che non rimanesse più preda del peggiore dei dispotismi, delle più efferate sofferenze.’
Come si può vedere, anche in questo caso non si lascia niente di sottointeso. Più diplomatico, ma egualmente chiaro, è invece Lord George Cavendish-Bentinck, il quale nel suo intervento tra l’altro dice: ‘L’incendio del Sud deve far comprendere quale grave errore sia stato tollerare e incoraggiare le infrazioni del Diritto delle Nazioni da parte del governo piemontese.’
Nel discorso precedentemente ricordato Lord Gordon-Lennox dice anche: ‘Sono dodici mesi che l’onorevole sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri (Lord Austen Henry Layard, nda) con la sua solita eloquenza sta richiamando la nostra attenzione sull’inoppugnabile diritto del Parlamento inglese di giudicare le azioni del Governo ora stabilitosi in Italia, che è sotto la protezione del nostro paese, dalla cui solidarietà e dal cui supporto quel Governo principalmente dipende per continuare ad esistere.’ Questo passaggio è importante, perché ci fa comprendere come tra i politici di sua Maestà le discussioni sulle cose napoletane non fossero rare, ma ci fa comprendere anche come tra i parlamentari inglesi si sentisse la responsabilità di vigilare sul governo italiano, che in quegli anni dipendeva in maniera decisiva dai poteri di Londra. (A proposito: ma siamo proprio sicuri che le cose da allora siano cambiate?)
Vorrei ricordare ancora che l’esule a Londra Antonio Panizzi, all’epoca direttore della biblioteca del British Museum, in una lettera scritta nei primi mesi del 1861 a Cavour, dice: ‘Palmerston mi ha ricordato che se Garibaldi aveva potuto occupare Napoli ed essere causa che il suo re scappasse a Gaeta, ciò fu dovuto all’Inghilterra, che invitata dalla Francia a impedire che dalla Sicilia si venisse ad attaccare gli Stati di terraferma, vi si rifiutò e che l’aiuto morale e l’influenza britannica non furono meno utili all’Italia delle armi francesi e che sarebbe stata mera ingratitudine per parte dell’Italia scordarselo.’
Vediamo, quindi, che lo stesso primo ministro inglese, il famoso Lord Henry John Temple, visconte di Palmerston, ci tiene a ricordare a chi governava l’Italia come l’intervento dell’impero britannico fosse stato decisivo per la caduta dello Stato borbonico.
In conclusione mi verrebbe da dire, quindi, che in tutto questo Carlo III è arrivato buon ultimo.
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