Un medico di famiglia anche per chi una casa non ce l’ha più. Il Consiglio regionale della Campania ha approvato all’unanimità la legge che permette alle persone senza fissa dimora di essere iscritte nelle liste degli assistiti delle Aziende sanitarie locali e di poter quindi scegliere un medico di medicina generale.Il provvedimento, approvato nella seduta del 5 ottobre con 40 voti favorevoli, nasce da una proposta che vede come primo firmatario il consigliere regionale Francesco Picarone ed era già passata attraverso le commissioni competenti. La norma punta a superare uno degli ostacoli più pesanti incontrati da chi vive in condizioni di estrema marginalità: l’assenza di una residenza stabile, che fino ad oggi poteva rendere molto più complicato l’accesso continuativo all’assistenza sanitaria.A rilanciare con forza il significato del voto è stato anche il consigliere regionale Davide D’Errico, che sui propri canali social ha parlato di una «legge di civiltà». D’Errico ha ricordato come chi perde la casa e la residenza rischi di trovarsi escluso dalle normali liste delle ASL e quindi da quella presa in carico quotidiana che il medico di famiglia dovrebbe assicurare a ogni cittadino. Con la nuova disciplina, le aziende sanitarie dovranno prevedere percorsi dedicati per le persone senza fissa dimora, anche attraverso il raccordo con le associazioni di volontariato presenti sul territorio.La questione non riguarda soltanto il principio dell’accesso universale alle cure. Secondo i promotori, permettere anche a chi vive per strada di avere un riferimento sanitario stabile significa intervenire prima che piccoli problemi di salute si trasformino in emergenze e ridurre il ricorso al pronto soccorso per prestazioni che potrebbero essere affrontate attraverso la medicina territoriale. Quando la proposta era stata presentata, Picarone aveva ricordato che in Campania le persone senza fissa dimora sarebbero circa ottomila e aveva evidenziato la forte differenza tra il costo medio annuale di un medico di base per assistito e quello di un singolo accesso in pronto soccorso.«Restituirà dignità, cura e presa in carico a migliaia di cittadini», è il concetto evidenziato da D’Errico, che ha posto l’accento proprio sull’aspetto sociale della misura e sulla necessità di non lasciare fuori dal sistema sanitario chi si trova nelle condizioni economiche e personali più difficili.Il voto unanime dell’Aula assume inoltre un significato politico particolare: maggioranza e opposizione hanno sostenuto insieme il provvedimento. Una convergenza che, almeno su questo tema, ha trasformato una questione spesso affidata esclusivamente al volontariato e al Terzo settore in una responsabilità diretta delle istituzioni regionali.
La legge dovrà ora tradursi nell’organizzazione concreta delle ASL e nelle procedure attraverso le quali le persone senza fissa dimora potranno essere inserite nelle liste degli assistiti. Il principio fissato dal Consiglio regionale, però, è chiaro: perdere una casa non può significare perdere anche il diritto ad avere un medico.















