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Monaco Energia, l’impresa che sceglie Napoli: «Qui le nostre radici, il cliente non è un numero»

Da Poggioreale una realtà del settore energetico che punta sul rapporto diretto con le persone. Alberto racconta la nascita dell’azienda, il legame con il Rione Luzzatti, le potenzialità energetiche del Sud e una storia personale costruita partendo dal basso.

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NAPOLI – Ci sono aziende che scelgono Napoli soltanto come sede e poi ci sono imprese che decidono di farne una parte della propria identità. È da qui che parte la storia di Monaco Energia, realtà napoletana del settore energetico nata nel 2021 e che ha scelto come proprio punto di riferimento Poggioreale e il Rione Luzzatti. Un territorio troppo spesso raccontato soltanto attraverso gli stereotipi della criminalità o conosciuto fuori Napoli per le ambientazioni de L’Amica Geniale, ma che Alberto descrive invece come un quartiere fatto soprattutto di lavoratori, famiglie e persone perbene.

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Dietro Monaco Energia c’è una storia professionale costruita sul campo, ma anche un percorso personale segnato da sacrifici, difficoltà e dalla volontà di non rinnegare le proprie origini. È proprio da qui che parte il primo appuntamento di un percorso che nei prossimi mesi ci porterà a conoscere più da vicino il mondo dell’energia, le sue trasformazioni e le opportunità che Napoli e il Mezzogiorno possono ancora cogliere.

Alberto, partiamo dall’inizio: come nasce Monaco Energia e soprattutto da quale idea nasce la volontà di entrare in un settore competitivo come quello dell’energia? Cosa vi distingue dagli altri operatori?

«Monaco Energia nasce nel 2021, dopo alcune delusioni avute con collaborazioni che inizialmente sembravano destinate a durare per sempre e che invece si sono rivelate tutt’altro. Da lì è nata la volontà di costruire qualcosa di mio». Per Alberto il settore dell’energia non deve essere necessariamente considerato complesso. La differenza, spiega, la fanno soprattutto la passione e l’esperienza maturata sul campo. «Quando una persona ama quello che fa riesce sempre a migliorarsi e ad arrivare a livelli importanti».

L’elemento che, secondo lui, distingue Monaco Energia da molti altri operatori del mercato libero è soprattutto la capacità di intervenire rapidamente sui problemi dei clienti. «Riusciamo realmente a risolvere situazioni anche in 24 ore, sciogliendo nodi tecnici o problemi legati a morosità create magari da precedenti locatari o proprietari. È lì che entrano in gioco le competenze accumulate in circa vent’anni di lavoro sul campo». Un approccio che Alberto contrappone ai grandi sistemi impersonali fatti di richieste, ticket e pratiche che rischiano di trascinarsi per giorni. «La nostra forza è proprio questa: esserci quando il cliente ha davvero bisogno».

Monaco Energia ha scelto Napoli come propria casa. Quanto conta per lei l’identità territoriale nel fare impresa? Essere un’azienda napoletana e meridionale rappresenta soltanto un dato geografico oppure può diventare un valore?

«Ho scelto Napoli sia come sede legale sia come punto di riferimento perché ritengo giusto e doveroso farlo nella mia città natale». Una scelta che diventa ancora più significativa guardando al luogo nel quale l’azienda ha deciso di radicarsi. «Siamo in una zona quasi periferica della città, nel quartiere Poggioreale e precisamente nel Rione Luzzatti, conosciuto spesso soltanto per temi e scenari legati alla malavita o per L’Amica Geniale. Posso invece assicurare che è un quartiere tranquillissimo, fatto da lavoratori e brave persone». Alberto ha scelto quel territorio non soltanto per la propria attività, ma anche per viverci con la famiglia. «Non ho mai sentito il bisogno di spostarmi necessariamente nelle zone considerate più “in” della città».

Ed è proprio qui che emerge una visione molto napoletana del rapporto tra impresa e territorio. Monaco Energia dichiara di seguire oggi circa 4.000 clienti, molti dei quali conosciuti personalmente. Tra questi ci sono anche aziende note del territorio che Alberto segue da circa dieci anni.

«Per me questa è una soddisfazione personale e professionale enorme. In questa era social preferisco essere “socievole”: parlare a quattro occhi invece che attraverso quattro tasti, perché il cliente per me non è soltanto un numero».

Il Mezzogiorno dispone di grandi potenzialità nel campo dell’energia e delle rinnovabili. Secondo lei il Sud può diventare protagonista della trasformazione energetica italiana?

Per Alberto la risposta passa inevitabilmente dal fotovoltaico e dalle condizioni naturali favorevoli di cui può beneficiare il Mezzogiorno. «In Campania abbiamo una forte presenza di sole durante l’anno e questo ci fa capire quanto sia importante investire negli impianti fotovoltaici. C’è la possibilità di produrre molta energia, immetterla nella rete e diventare un territorio sempre più importante dal punto di vista della produzione».

Le potenzialità ci sono, ma spesso a frenare gli investimenti interviene un problema ben conosciuto da imprese e cittadini. «Molte aziende o condomìni purtroppo finiscono per incastrarsi nella nostra cara burocrazia italiana». Ed è una delle contraddizioni più evidenti del Mezzogiorno: avere a disposizione sole, territorio e condizioni favorevoli per produrre energia e trovarsi allo stesso tempo a fare i conti con procedure che possono rallentare investimenti e progetti.

Guardiamo infine al futuro. Dove vorrebbe portare Monaco Energia nei prossimi anni? E quanto è importante creare opportunità di lavoro proprio a Napoli e nel Sud?

Su questo punto Alberto parte da una riflessione personale e spirituale. «Il futuro non ci appartiene. Come è scritto nel Vangelo di Matteo, viviamo giorno per giorno e ogni giorno è una grazia che Dio ci concede». Una visione che nasce anche da un percorso di vita non semplice. «La vita è fatta di giorni belli, tristi, dolorosi, di malattia, ma tutto questo fa parte del viaggio meraviglioso che viviamo su questa terra». Quando si parla di opportunità per i giovani, però, il tono diventa più diretto. Alberto racconta di guardare con amarezza a una generazione che, a suo giudizio, spesso fatica a innamorarsi di un mestiere e pensa prima al guadagno immediato o all’apparenza da mostrare sui social.

La sua storia personale è molto diversa. «Io vengo dal basso, da situazioni familiari abbastanza particolari. Ho perso mia madre quando avevo soltanto 16 anni. Ho iniziato a lavorare in un’azienda di cartongesso, guadagnavo circa 20 euro al giorno e mi portavo anche la “marenna”, come diciamo a Napoli». È forse proprio quella “marenna” a raccontare meglio di qualsiasi slogan il senso di questa storia. Il lavoro quotidiano, i sacrifici, la necessità di partire dal basso e costruire qualcosa passo dopo passo.

«Oggi ringrazio Dio perché tutto quello che ho vissuto mi ha permesso di diventare la persona che sono e di poter aiutare anche gli altri». Ed è da qui che emerge forse il messaggio più identitario dell’intervista. Una Napoli che non vuole essere raccontata soltanto per i suoi problemi, ma anche attraverso chi decide di restare, investire, creare un’impresa e costruire il proprio futuro senza rinnegare il quartiere da cui proviene. Una Napoli fatta di lavoro, relazioni, sacrifici e appartenenza. Ed è da questa Napoli che Monaco Energia ha scelto di partire.

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