Home Politica Autonomia Napolitana LE RAGIONI DEL MEZZOGIORNO. I deputati inglesi parlano dell’Unità italiana. Di Enrico...

LE RAGIONI DEL MEZZOGIORNO. I deputati inglesi parlano dell’Unità italiana. Di Enrico Fagnano

BCC
BCC
Nelle puntate precedenti abbiamo visto che i politici inglesi sapevano benissimo cosa stava accadendo nel Sud Italia dopo l’unificazione. Ecco cosa dice, ad esempio, il deputato George Bowyer nel suo intervento alla Camera dei Comuni tenuto sempre nella seduta dell’8 maggio 1863, dedicata, come già sappiamo, alle questioni napoletane: ‘Ho detto altra volta che la supposta liberazione dalla tirannia del popolo d’Italia, specialmente di Napoli, era un’illusione; che la Camera guardi ai fatti. Si era detto che i Piemontesi e Garibaldi furono accolti come i liberatori da una grata popolazione. Se ciò fosse stato vero, il paese sarebbe ora in una condizione di pace e di felicità. Ma il fatto è che Napoli si trova in uno stato di fermento insurrezionale. È falso chiamare brigantaggio quello che è lo sforzo dei realisti per la causa Reale. Vi sono ora novantamila soldati piemontesi nel Regno delle Due Sicilie. Ci sarebbe alcuno che mi potesse dire che una tale armata è necessaria in un paese, dove il popolo è contento e felice, dove, secondo il Sotto-Segretario di Stato degli Esteri, tutte le classi intelligenti sono favorevoli al Governo? Quest’armata di novantamila uomini basta soltanto per conservare il possesso del paese, e non per mantenere l’ordine. Un oratore nella Camera piemontese ha detto il vero, quando affermava che quegli armati che combattevano il Governo, tenendo testa a novantamila uomini, se davvero erano briganti, dovevano ritenersi per eroi, o Semidei! Quell’oratore ne tirò la conseguenza che questi semidei erano sostenuti dall’intera popolazione. Il che significa quel che diceva, che quell’armata basta per conservare la conquista, ma non lascia che il gabinetto di Torino possa governare il paese nel vero senso della parola. Il ‘Times’ ha sempre protetto il Governo Piemontese e quella che si chiama Unità Italiana, ma con tutto il suo desiderio di favorire e di sostenere la politica estera del nobile Lord alla testa del Governo ( Bowyer si riferisce al noto Lord Temple, visconte di Palmerston), la verità si faceva strada nella sua corrispondenza estera e nei suoi articoli di fondo. Ora è costretto ad ammettere che i Piemontesi erano accampati nel Mezzogiorno d’Italia, che lo tenevano come un paese conquistato (nelle prime puntate abbiamo già visto molti liberali definire in questi termini il modo in cui erano tenuti i territori dell’ex Regno delle Due Sicilie), e che in realtà non vi era fratellanza con le popolazioni.
Una commissione fu spedita da Torino per investigare lo stato del brigantaggio, come si volle chiamare. Il suo rapporto fu trapelato, quantunque la discussione si fosse tenuta a porte chiuse; appare dunque che i Piemontesi avevano fucilato settemila uomini nel Mezzogiorno d’Italia senza essere giudicati, ed a sangue freddo per realizzare quelle che si chiamavano le libertà del paese!!! Suppongo che sia stato con lo stesso spirito filantropico con il quale bruciavano, saccheggiavano e distruggevano sedici città per le loro simpatie verso i Borboni …
Quanti suppone la Camera che siano i prigionieri politici? Da documenti ufficiali appare che siano ottantamila. E non basta ciò alla Camera? Habemus confitentem reum.
Spero che il nobile Lord non mi risponderà che queste faccende debbono essere discusse nel Parlamento Italiano e non in questa Camera, perché il nobile Visconte, ed il nobile conte Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri avevano accettato la responsabilità di quello che era accaduto il Italia, dicendo che erano orgogliosi di aver contribuito agli avvenimenti che ivi avevano avuto luogo; inoltre è da osservare che il Parlamento di Torino può dirsi un’autorità servile e partigiana, dove la verità non è ascoltata, e dalla quale la giustizia non si può ottenere. La Camera dei Comuni ha il diritto di procurare che il Governo faccia il possibile per mitigare i mali, nei quali ha tanta parte.’
Ecco invece cosa dice nella stessa seduta il deputato irlandese John Francis Maguire: ‘Non vi sono nella storia fatti più iniqui di quelli che hanno rapporto con l’occupazione dell’Italia Meridionale per parte delle truppe piemontesi. Vittorio Emanuele allora era un alleato e amico del re di Napoli e del Papa e l’uno aveva ambasciatori alla Corte dell’altro. Vittorio Emanuele pretese che il suo unico desiderio era di abbattere il brigantaggio e di arrestare la rivoluzione e, con questo pretesto, prese possesso dei domini del re di Napoli, avendo prima minato il suo potere mediante un corso sistematico d’interni tradimenti … Ciò che è cominciato con l’iniquità, deve finire con la vergogna. Ogni legge divina ed umana venne infranta da Vittorio Emanuele e dai suoi consiglieri con l’occupazione dell’Italia Meridionale, e la fine deve essere vergognosa. Allora fu detto che le bande armate contro il Governo piemontese non erano che accozzaglia misera di briganti. Se è così, perché non furono distrutte? Se essi non possedevano la simpatia delle popolazioni, come potevano resistere ad un’armata di novantamila uomini? Il certo è che essi ruppero la forza dei piemontesi, confusero i loro generali e rovesciarono la politica di uno dei più forti potentati d’Europa. Non c’è differenza con le guerriglie di Spagna che combattevano contro re Giuseppe e Napoleone, perché quei briganti combattono per la loro nazione e per il loro legittimo Sovrano.’
Concludo con un passo, piuttosto conosciuto, tratto dall’intervento tenuto sempre l’8 maggio 1863 dal deputato conservatore Benjamin Disraeli (peraltro noto anche come letterato): ‘Desidero conoscere se ci è consentito discutere lo stato della Polonia, perché non ci è permesso discutere lo stato delle Calabrie e delle Due Sicilie? In vero in un paese gli insorgenti sono chiamati briganti ed in un altro patrioti, ma io non ho appreso dalla discussione odierna che vi sia alcuna distinzione tra essi. Ma dice il nobile Lord, è realmente solo in Napoli che questi disturbi accadono e Napoli infine non è che una provincia. Napoli una provincia! E che ne resta allora della vostra Italia unita? E soltanto in Napoli questo malcontento esiste? No, si manifesta in ogni altro dei sei Stati assorbiti; dappertutto esiste uno scontento e universali doglianze.’


QUINDICESIMA PUNTATA. I libri di Enrico Fagnano IL SUD DOPO L’UNITÀ, IL PIEMONTESISMO e I POETI DELLA NOTTE sono disponibili presso la libreria del caffè letterario ‘L’Identitario’ in Via Lucrezia d’Alagno 28, Napoli (adiacenze Archivio di Stato).
Pubblicità
Il Seggio del Popolo - Locanda
l'-ecommerce del Sud Italia