di Ciro Bossis

La condizione delle strade a Napoli — buche, rattoppi provvisori, marciapiedi sconnessi, segnaletica consumata — non è un dettaglio urbano. È un indicatore politico. Dice qualcosa di molto chiaro: il patto tra chi paga le tasse e chi dovrebbe garantire servizi essenziali si è incrinato.Quando un cittadino versa tributi, non sta facendo un favore al Comune. Sta finanziando un diritto: muoversi in sicurezza, vivere in una città curata, non rischiare danni all’auto o cadute a piedi.Quando invece le strade restano rotte per mesi o anni, il messaggio che arriva è l’opposto: “paghi, ma non ricevi”. E questo genera sfiducia, rassegnazione, rabbia.Perché questo tema pesa così tanto a NapoliLa mobilità è già fragileTra traffico, trasporti pubblici insufficienti e quartieri collinari, ogni buca diventa un ostacolo reale, non simbolico.La manutenzione è spesso emergenziale, non programmataSi interviene dopo il danno, mai prima. E i rattoppi durano poco, perché non c’è una strategia strutturale.Il cittadino si sente invisibileSegnalazioni ignorate, tempi lunghi, responsabilità che rimbalzano tra Comune, Municipalità e partecipate.Il risultato è un senso di abbandono.L’immagine della città ne soffreUna strada rotta non è solo un problema tecnico: è un biglietto da visita.E Napoli merita un’immagine diversa.Il punto centrale: non è una questione di lamentele, ma di dignità urbanaQuando le strade sono rotte, la città comunica trascuratezza.Quando vengono curate, comunica rispetto. La manutenzione non è un lusso: è la base minima di una città che vuole essere credibile, vivibile e giusta. E i cittadini napoletani, che pagano tasse come tutti, hanno diritto a servizi all’altezza, non a soluzioni tampone. La verità è semplice: una città che non riesce a mantenere in ordine le sue strade non può chiedere fiducia ai suoi cittadini. E Napoli, che ha un potenziale enorme, merita molto di più di un asfalto che si sgretola alla prima pioggia.










