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Il Cantiere navale di Castellammare di Stabia

Il Seggio del Popolo - Locanda

di Giuseppe Giunto
Il cantiere navale di Castellammare di Stabia, già Regio Arsenale, è il più antico cantiere Navale d’Italia.
Molti conoscono la famosa nave Amerigo Vespucci progettata nei cantieri di Castellammare dall’ingegnere Francesco Rotundi nel 1930, ma pochi sanno che per la realizzazione del Vespucci furono ripresi i progetti del veliero Monarca, l’ammiraglia della Real Marina del Regno delle Due Sicilie. Quindi quando vi trovate a vedere il Vespucci sappiate che quello è il “MONARCA”. Durante il Regno di Ferdinando IV, venne fondato il 20 Giugno 1783 il Real Arsenale di Castellamare di Stabia, dal ministro della marina e segretario di Stato, Giovanni Edoardo Acton(Sir John Francis Edward Acton). l’Arsenale di Napoli, non era più adatto, le navi, cominciavano ad aumentare di tonnellaggio e di stazza e, i suoi scali non erano più capaci per le grandi costruzioni. Perché Castellammare? Nel 1780, Acton, dopo un’indagine accurata, individuò il giusto sito dove avrebbe impiantato un grande e moderno cantiere, nel quale costruire navi per la Regia Flotta, il luogo era denominato “ ‘o pontone” una vasta area dove già c’era un cantiere per vascelli.

Acton seppe che già dal 1500 nella zona operavano numerosi cantieri navali artigianali, capì che la manodopera operante in quelle piccole realtà, erano in grado di realizzare imbarcazioni più complesse rispetto a una semplice barca da pescatore. Inoltre Castellammare era l’ideale, soddisfaceva una serie di requisiti necessari: la vicinanza ai boschi, che garantivano il legname da costruzione, le numerose ed abbondanti fonti di acqua, che permettevano il trattamento del legno, il collegamento con Napoli (una strada larga e comoda) e la consolidata competenza dei maestri d’ascia stabiesi (che si tramandavano il mestiere di padre in figlio) assicurava una disponibilità di manodopera qualificata e duratura. Dopo avere abbattuto un convento di Carmelitani, che sorgeva sul luogo scelto, si cominciarono i lavori per la realizzazione dell’arsenale, i lavori furono seguiti dall’ing. Bianchini e dall’ingegnere francese Antonio Imbert, furono completati il 20 Giugno 1783. In breve tempo, il Cantiere divenne il più grande stabilimento navale d’Italia, la cui forza lavoro, a fine ‘700 contava 2.006 unità. Oltre agli stabiesi, fu dato lavoro anche ad alcuni galeotti, (questi facevano il lavoro più pesante).

Dopo pochi anni, grazie al Cantiere di Castellammare, la Real Marina Borbonica, divenne la seconda del Mediterraneo. L’Arsenale aveva tre grandi scali di costruzione dotati di avantiscalo (un’innovazione) un nuovo metodo di varo; le navi venivano varate direttamente nel porto, e non più verso il mare aperto (come avveniva nei primi decenni). Lo scalo in muratura era dotato di grandi Argani per vascelli, con questi argani, si poteva effettuare all’asciutto, il calafataggio della carena e altri lavori di manutenzione. La prima nave da guerra, uscita dal cantiere, fu la fregata “Stabia” il 13 maggio 1786, seguì il vascello “Partenope”16 agosto, varato dopo un anno, poi la fregata “Pallade” e la corvetta “Flora”. Sempre in funzione del cantiere, dopo dieci anni, fu creato uno Stabilimento Produzione Cordami proprio nei pressi del cantiere, (oggi in attività) inoltre nacque la Scuola di Applicazione del Genio Navale.

Durante il Governo Borbonico, nel cantiere navale di Castellammare furono varate navi tra le più moderne e veloci dell’epoca, con motori da 300 cavalli. Il cantiere navale, la Reggia di Quisisana, indussero 17 sedi consolari a stabilirsi a Castellammare: Austria-Ungheria, Francia e Gran Bretagna, Grecia, Spagna, Olanda, Paraguay, Turchia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Russia, Sardegna, Svezia e Stati Uniti d’America…

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Un osservatore del tempo “Achille Gigante” descrivendo il cantiere scrive: “Esso fu qui stabilito da Re Ferdinando IV, fin da’ primi anni del suo regno, occupandovi un vasto spazio di terreno, nonché l’abolito monasterio de’ Padri Carmelitani. Di buone fabbriche il sussidiò quel principe e di utensili e macchine necessarie quali a quei tempi poteansi desiderare. Oggidì è il primo arsenale del regno, e tale che fa invidia a quelli di parecchie regioni d’Europa. Sonovi in esso vari magazzini di deposito, e conserve d’acqua per mettere a mollo il legname, e sale per i lavori, e ferriere, e macchine ed argani, secondo che dagli ultimi progressi della scienza sono addimantati, e mercè dei quali abbiamo noialtri veduto con poco di forza e di gente tirare a secco un vascello nel più breve spazio di tempo“.

Durante il periodo francese, il cantiere dovette limitare l’attività. Con Gioacchino Murat, furono costruiti i vascelli Capri (1810) e Gioacchino (1811) oltre le fregate rinominate Amalia e Cristina. il Vesuvio con le sue 3.530 tonnellate e sui 84 cannoni, fu completato da Ferdinando IV, e per lungo periodo fu nave ammiraglia della flotta napoletana. Cosi riportano le cronache dell’epoca: “Ieri alle 10 della mattina fu varato nel Cantiere di Castellammare il nuovo Real Vascello di linea il Vesuvio. L’operazione eseguita alla presenza delle LL.AA.RR.. il Duca di Calabria ed il Principe di Salerno non potea riuscire più felice. In men di mezz’ora tutti i lavori preparatorii vennero terminati, ed il Vascello fu varato in tre minuti incirca fra gli applausi de’ circostanti, ed al suono festevole della banda della real Marina.”
Ferdinando II ingrandisce e modernizza il cantiere sviluppando l’idea dell’energia a vapore. Vengono realizzati i primi rimorchi a vapore Eolo, Furia, l’Etna, i cavafondi sempre a vapore Finanza, Tantalo ed Erebo, gli avvisi Argonauta e Delfino (vapore, 26 maggio 1843), la fregata Regina (riconvertita a vapore, 27 settembre 1840), le piro-fregate a 10 cannoni (a ruota sempre con forza vapore) Ercole, Archimede, Carlo III, Sannita. La Ettore Fieramosca (14 novembre 1850), la prima nave a possedere un motore da 300 cavalli costruito nelle officine di Pietrarsa.

Il 5 giugno 1850, fu varato il vascello Monarca con i suoi 70 cannoni è, la più grande nave da guerra costruita in Italia, convertita dieci anni dopo, con un motore ad elica. La Marina si dotò di altre navi, la Maria Teresa, la Sirena dotate di cannoni; i cavafanghi Vulcano e Finanza nel 1855, e la fregata Torquato Tasso a 10 cannoni. Il 18 gennaio 1860 fu varata la Borbone, fregata ad elica di 3680 tonnellate. La Borbone costata 2.363,000 lire italiane, aveva due unità gemelle, tutte costruite nel regio cantiere navale di Castellammare: il Gaeta varato nel 1860 ed il Farnese (rinonimato Italia) progettato nel 1857 e varato il 6 aprile 1861. La gemella Farnese non fu completata a causa dell’invasione piemontese del 1860. Con decreto di Garibaldi del 7 settembre 1860, la Borbone veniva ribattezzata Giuseppe Garibaldi.
Con i Borbone fu realizzato dal Cantiere di Castellammare, dal 1840 al 1860, naviglio per un totale di oltre 43.000 tonnellate.
Il Cantiere navale di Castellammare di Stabia

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