Home Cultura Una notte tra appartenenza e devozione / Simona Abbate

Una notte tra appartenenza e devozione / Simona Abbate

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Sono a Francavilla Fontana in una notte salentina insolitamente fredda e piovosa. Non sembra aprile. Eppure, questa meravigliosa Terra d’Otranto mi aveva abituata a un clima primaverile mite e asciutto. È la notte del Giovedì Santo, escono per le strade i “perdoni” (qui “pappamusci”), in coppia, con passo lento, vanno a visitare gli Altari della Reposizione, detti anche Sepolcri. Cammineranno tutta la notte per raggiungere chiese anche molto lontane. A piedi nudi sulle gelide pavimentazioni bagnate dalla pioggia incessante il loro incedere cadenzato è ipnotico, la loro resistenza è stoica. Per strada ci sono migliaia di persone di tutte le età, famiglie con bambini, giovani, anziani. È notte. Piove. Fa freddo. Eppure, tutti partecipano con devozione a un rito sacro e antico. Sotto l’acqua che scende tutti si spostano da una chiesa all’altra, da un Sepolcro a un altro, facendo spazio ai “perdoni” lungo il percorso o davanti agli altari. Se chiedo informazioni ai passanti, si dilungano in racconti pieni di amore e di orgoglio, mi accompagnano e continuano a indicare, spiegare, fino a farmi sentire parte di ciò che stanno vivendo. Mi fermo. Guardo il cielo e la pioggia che scende, poi di nuovo la folla bagnata. Sto assistendo a un qualcosa che va oltre un rito della Settimana Santa. Sento che sto guardando in faccia l’Identità perché nonostante tutto quello che ci hanno fatto, noi, Figli del Sud, siamo ancora qui con le nostre tradizioni impresse nell’anima, con le nostre radici salde nella nostra Terra benedetta e nella nostra storia millenaria. Non avete cancellato nulla. Noi continueremo a esserci e a Essere. Ed è bellissimo.

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